Il futuro della gestione dei rifiuti va oltre la semplice riduzione: oggi lo scenario punta all’End of Waste.
Ma cosa significa questa nozione e perché è così importante in un’ottica di gestione degli scarti innovativa e sostenibile?
L’End of Waste, che in italiano significa “cessazione della qualifica di rifiuto”, indica il momento in cui un residuo da rifiuto torna ad essere prodotto grazie a procedure di recupero. Non è fantascienza e no, non è neppure una questione di tecnicismi e nomenclatura, l’End of Waste o EoW è uno dei modelli operativi per implementare strategie di economia circolare.
Prevedere per gli scarti e i residui operazioni di recupero e non di smaltimento è lo strumento che garantisce di generare valore da una filiera, quella dei rifiuti, che troppo spesso viene considerata solo un adempimento normativo o una voce nei costi da gestire.
Per noi, l’End of Waste non è il futuro ma il presente di un sistema di circolarità che sempre più aziende scelgono di adottare, per questa ragione abbiamo deciso di approfondire questo tema.
Scopriamo insieme cosa vuol dire EoW per la norma e perché non va identificato erroneamente con un sottoprodotto.
La nozione di End of Waste secondo la normativa
L’idea di circolarità implica la valorizzazione delle risorse e il concetto di End of Waste nasce con l’esigenza di ottenere dai rifiuti materiali che possano essere reimmessi all’interno del ciclo produttivo.
Come tutte le nozioni che riguardano la gestione degli scarti, anche quella relativa all’EoW dispone di un apparato normativo che la definisce e la regola. Come per l’intero comparto, anche in questo caso abbiamo un inquadramento europeo e uno nazionale.
Se da un lato la definizione è molto chiara, l’applicazione della cessazione della qualifica di rifiuto è un processo in divenire. Questo significa che la Strategia nazionale per l’economia circolare identifica annualmente con un decreto le attività e i procedimenti relativi ai Regolamenti End of Waste per le diverse tipologie di rifiuto.
La Direttiva Europea
A livello comunitario è la Direttiva 2008/98/CE che interviene per rivedere e definire in modo più appropriato i concetti di rifiuto, recupero e smaltimento.
L’obiettivo di questi interventi è chiaro: le attività dell’uomo devono ridurre il proprio impatto nei confronti dell’ambiente e tutelare la salute delle persone. Un ambito importante per ottenere questi risultati è ridurre l’uso delle risorse e promuovere il riutilizzo e il riciclo.
All’interno di questo documento si esplicita anche che il concetto di End of Waste può essere applicato ai rifiuti quando questi, dopo aver subito un trattamento idoneo, tornano ad acquisire valore perché possono essere nuovamente impiegati nel ciclo produttivo.
La Direttiva Europea però non si limita a porre l’accento sul valore ambientale di un’operazione di questo tipo, ne sottolinea anche la portata economica.
L’ordinamento italiano
Nella legislazione nazionale, quanto disposto a livello europeo è stato recepito dalla norma nota come Testo Unico Ambientale: il decreto legislativo 152/2006 e successive modifiche come risaputo disciplina la materia rifiuti.
All’articolo 184 ter del decreto citato si occupa della cessazione della qualifica di rifiuto e specifica i quattro criteri che questo deve soddisfare:
- deve essere destinato a essere utilizzato con scopi specifici;
- deve avere un mercato o una domanda;
- deve soddisfare i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispettare normativa e standard applicabili;
- l’impiego di questo prodotto non porta a impatti negativi nei confronti dell’ambiente o della salute umana.
Questi criteri tracciano quindi una linea netta tra quello che va considerato rifiuto e quello che invece è un residuo che, persa la qualifica di rifiuto, riacquista valore come materia prima seconda.
Con una serie di regolamenti e decreti, la normativa sta determinando le condizioni particolari che riguardano l’EoW di specifici rifiuti: i primi interessati sono stati i rottami metallici, vetrosi e di rame.
Secondo una timeline che affronta in tempi definiti precise classi di rifiuti, si guarda verso soluzioni di circolarità che possano coinvolgere sempre più scarti per ridurre l’impiego di risorse vergini.
Tra gli ultimi provvedimenti abbiamo il decreto ministeriale 188/2020 che riguarda carta e cartone, il DM 152/2022 e il DM 127/2024 relativi ai rifiuti inerti da costruzione e demolizione.
Attualmente sono concluse le consultazioni che riguardano i rifiuti da spazzamento stradale, quelli di membrane bituminose e l’EoW tessile.
Perché l’End of Waste non è un sottoprodotto
Per le aziende è importante identificare gli scarti del processo produttivo in maniera corretta. Facciamo quindi il punto su ciò che differenzia l’End of Waste da un sottoprodotto.
Per parlare di EoW all’origine deve esserci un rifiuto. Questo significa che il materiale residuale che viene trattato per essere recuperato è prima di tutto un rifiuto.
Può sembrare banale specificarlo, ma il cuore della differenza sta proprio in questo: un rifiuto che viene valorizzato può perdere la qualifica di rifiuto diventando End of Waste, al contrario per un sottoprodotto non è possibile dal momento che non è mai stato un rifiuto.
A livello di definizione un sottoprodotto è quindi uno scarto di produzione che può essere gestito come bene e non come rifiuto. Per essere ancora più chiari, quindi: un sottoprodotto non è mai stato identificato né qualificato come rifiuto, per questa ragione non può essere considerato End of Waste.
Come la normativa ha determinato i criteri che definiscono l’EoW, così l’ha fatto per quelli relativi ai sottoprodotti. La differenza non interessa solo l’ambito giuridico: un sottoprodotto non subisce alcun processo per tornare ad essere un bene da utilizzare all’interno del ciclo produttivo, l’End of Waste invece si trasforma in una materia prima seconda.
In gioco non c’è il valore intrinseco di uno scarto: sia il sottoprodotto che l’EoW vengono impiegati nuovamente, perciò entrambe queste soluzioni, quando praticate, concorrono alla creazione di una circolarità virtuosa.
Cosa vuol dire “Cessazione della qualifica di rifiuto”?
Possiamo interpretare l’EoW come l’iniziativa che favorisce l’economia circolare in extremis. Quando uno scarto soddisfa i requisiti che gli permettono di non essere più considerato un rifiuto, acquisisce valore economico e aiuta il paradigma circolare a generare ulteriormente valore.
Come abbiamo visto, la timeline che accompagna l’evoluzione normativa si propone di regolare sempre nuovi settori. Queste direttive costituiscono per le aziende vere opportunità per ripensare e ristrutturare la propria gestione degli scarti.
Gli obiettivi di sostenibilità si raggiungono con percorsi diversi per ciascuna azienda, andando a costruire livelli di circolarità dove prima c’erano percorsi lineari. La possibilità di ottenere da un rifiuto una materia prima seconda e quindi di riportare sul mercato un prodotto EoW è ancor più utile se immaginata in un contesto di relazione e scambi reciproci tra le aziende.
Per esempio, la simbiosi industriale in quest’ottica porta l’economia circolare ad un livello più ampio, coinvolgendo più attori in uno scenario condiviso.
Omnisyst e la gestione sostenibile degli scarti
In Omnisyst ci impegniamo a supportare le aziende nel raggiungere obiettivi di sostenibilità concreti, come la trasformazione dei rifiuti in prodotti.
Sosteniamo le aziende nella gestione degli scarti perché sappiamo che solo con modelli di business circolari è possibile mantenere il proprio vantaggio competitivo e ottenere risultati concreti in termini di crescita sostenibile.
Noi di Omnisyst lavoriamo per aiutarti a generare valore da qualcosa che dal nostro punto di vista ha molto potenziale: un residuo. Non è solo un imperativo ambientale o la necessità di conformarsi alle norme in vigore, è un’occasione reale per avere un impatto rilevante.Se cerchi una strategia efficace per la gestione dei residui e se sei interessato a scoprire come l’EoW può cambiare la tua visione dei rifiuti, contattaci.
Con la nostra competenza tecnica possiamo trovare soluzioni operative adatte perché la circolarità si concretizzi anche all’interno del tuo ciclo produttivo.
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