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21 - 05 - 2026

Fondi pubblici per l’economia circolare: perché le imprese italiane non li attivano

fondi economia circolare

L’Italia è terza in Europa per tasso di utilizzo circolare della materia. Eppure, le risorse pubbliche pensate per sostenere la transizione verso modelli industriali sostenibili rimangono in larga parte non attivate. Comprendere perché esista questo paradosso, e quali siano gli ostacoli concreti che frenano le aziende, è il primo passo per trasformare la gestione dei residui industriali da centro di costo a leva strategica di investimento.

Per le imprese che producono volumi significativi di scarti di processo — nei settori farmaceutico, alimentare, cosmetico, chimico e plastico — i fondi pubblici rappresentano un’opportunità concreta per finanziare investimenti in economia circolare che altrimenti avrebbero tempi di rientro troppo lunghi per essere giustificati economicamente. Eppure, anche quando esistono bandi e programmi pertinenti, una larga parte delle aziende non li intercetta.

Vediamo allora qual è la situazione attuale dei finanziamenti pubblici per la circolarità, quali sono i principali ostacoli che incontrano le imprese e come strutturare un percorso credibile per accedervi.

Fondi pubblici per l’economia circolare: il paradosso italiano

Sul piano delle performance industriali, i dati sull’economia circolare nel nostro Paese sono positivi. Secondo Eurostat, nel 2024 il tasso di utilizzo circolare della materia in Italia si è attestato al 21,6%, quasi il doppio della media europea (12,2%), collocandoci al terzo posto in UE dopo Paesi Bassi e Belgio.

Sul fronte dei fondi pubblici dedicati a sostenere questa transizione, lo scenario è opposto. Il PNRR ha destinato all’economia circolare circa l’1% delle risorse complessive — 1,8 miliardi di euro nella versione attuale del Piano — e a fine 2025 risulta effettivamente speso solo il 21% di quelle risorse, meno di 400 milioni di euro (dati Italia Domani elaborati da OpenPNRR).

Anche sul versante dei fondi pubblici a gestione diretta della Commissione Europea — programmi come LIFE o Horizon Europe, che finanziano specificamente progetti di prevenzione dei rifiuti, recupero dei materiali e simbiosi industriale — l’utilizzo da parte delle imprese italiane resta inferiore al potenziale teorico.

Per chi pianifica una nuova linea di selezione, valuta un impianto di pretrattamento o traduce gli obiettivi ESG in azioni di stabilimento, questo gap tra opportunità di finanziamento e investimenti effettivi ha un impatto diretto. Significa che parte delle risorse messe a disposizione del settore non viene attivata, e che molti progetti potenzialmente strategici restano nel cassetto.

Perché le imprese non attivano i fondi: tre ostacoli ricorrenti

Le aziende industriali italiane che generano volumi rilevanti di scarti di processo incontrano tre ostacoli ricorrenti nel rapporto con i fondi pubblici per l’economia circolare.

Il “fit” tra progetto e bando

I programmi attivabili sono molti e con logiche eterogenee. Alcuni finanziano impianti già pronti per il mercato, altri progetti dimostrativi a maturità tecnologica intermedia, altri ancora ricerca e sviluppo collaborativa. Senza competenze specifiche, distinguere quale strumento sia davvero adatto a uno specifico progetto richiede tempo e capacità di analisi che internamente non sempre sono disponibili.

Le competenze sui meccanismi del public funding

Ogni bando — nazionale o europeo — ha logiche di valutazione, criteri di ammissibilità, indicatori richiesti e adempimenti procedurali specifici. Costruire una candidatura solida significa tradurre il progetto industriale nel linguaggio del bando, dimostrarne la coerenza con gli obiettivi del programma e quantificare gli impatti attesi con metodi accettati dal valutatore. Sono competenze specialistiche che raramente fanno parte del bagaglio di un’azienda priva di un ufficio bandi dedicato.

Il timore della rendicontazione

Le imprese che hanno già lavorato con bandi pubblici ricordano spesso la fatica della rendicontazione più del beneficio del contributo ricevuto. Una rendicontazione gestita in modo impreciso espone al rischio di revoca, parziale o totale, con restituzione del contributo e interessi.

Questo timore è frequentemente il vero blocco decisionale, anche più della candidatura iniziale: in molti casi è proprio l’esperienza pregressa, vissuta come complessa o frustrante, a tenere le aziende lontane da nuove opportunità.

L’impatto dell’inazione su chi gestisce i rifiuti industriali

Quando un’azienda rinuncia a valutare l’accesso a un fondo pubblico, non perde soltanto un’opportunità finanziaria. Perde la possibilità di rendere economicamente sostenibili investimenti che, in assenza di co-finanziamento, hanno tempi di rientro troppo lunghi per essere autorizzati internamente.

Significa rinviare l’adozione di tecnologie per la valorizzazione dei residui, ridurre l’incidenza dei progetti su sottoprodotti industriali e mantenere le proprie operations su un modello lineare quando esistono concrete alternative circolari. In termini di responsabilità nella gestione ambientale , significa anche allontanare il posizionamento aziendale dagli standard che il mercato e le filiere progressivamente impongono.

Scegliere il bando giusto: un esercizio strategico

I programmi oggi attivabili per progetti di valorizzazione dei residui industriali e di economia circolare sono numerosi e profondamente diversi tra loro. Ciascuno ha obiettivi propri, logiche di selezione, intensità di aiuto, tempistiche e criteri di ammissibilità che lo rendono più o meno adatto a un determinato progetto.

Non esiste uno strumento universale, e candidare lo stesso progetto a programmi che richiedono inquadramenti diversi è uno degli errori più frequenti.

La scelta del bando giusto è un esercizio strategico che parte dalla maturità tecnologica del progetto, dalla geografia degli stabilimenti, dalla cumulabilità con altri aiuti già attivi e dalla capacità organizzativa di gestire successivamente l’iter di rendicontazione. Saltare uno qualsiasi di questi passaggi porta tipicamente a candidature non competitive o, peggio, a contributi vinti e poi parzialmente revocati.

Una collaborazione con OpenEconomics per orientarsi tra i fondi

Proprio per aiutare le imprese a leggere questa complessità, abbiamo strutturato una collaborazione con OpenEconomics, società specializzata nell’analisi degli impatti socioeconomici e nell’accesso ai fondi pubblici per imprese e istituzioni.

Insieme a OpenEconomics abbiamo organizzato un webinar gratuito dedicato a chi vuole approfondire quali sono gli strumenti realmente attivabili oggi per progetti di economia circolare, come scegliere il bando più adatto al proprio piano industriale e quali sono gli errori più frequenti — sia in fase di candidatura sia di rendicontazione — che è possibile prevenire fin dall’inizio.

L’incontro è pensato per chi, all’interno delle aziende, traduce gli obiettivi di sostenibilità in scelte operative: responsabili produzione, sostenibilità, ambiente e finanza straordinaria.

Omnisyst e l’economia circolare: dalla strategia all’esecuzione

In Omnisyst affianchiamo le aziende che vogliono trasformare la gestione dei residui in una leva di valore strategico, accompagnandole dalla fase di analisi fino all’esecuzione operativa. Il nostro Waste Check Up consente di fotografare lo stato attuale dei flussi e di individuare le opportunità reali di valorizzazione, mentre soluzioni come il Digital By-Product Passport e il Digital Waste Passport garantiscono tracciabilità, conformità e rendicontazione strutturata di ogni passaggio.

L’integrazione di queste competenze con la capacità di accedere ai fondi pubblici dedicati apre alle imprese una prospettiva concreta: rendere i progetti di circolarità non solo conformi e tecnicamente sostenibili, ma anche economicamente attivabili. Per ottimizzare la governance dei flussi, inoltre, mettiamo a disposizione un software di gestione rifiuti industriali che digitalizza adempimenti, registri e reportistica, riducendo il rischio operativo lungo l’intero processo.

Se anche la tua azienda vuole valutare un percorso di valorizzazione dei residui supportato da finanziamenti pubblici, contattaci: possiamo aiutarti a costruire un piano credibile che integri governance dei rifiuti, simbiosi industriale e accesso ai fondi.