Array ( [0] => WP_Term Object ( [term_id] => 19 [name] => Sustainability [slug] => sustainability [term_group] => 0 [term_taxonomy_id] => 19 [taxonomy] => category [description] => La sostenibilità è un impegno che va oltre le semplici azioni: è un processo continuo di apprendimento e miglioramento. In questa sezione esploriamo approcci come l'economia circolare e le strategie zero waste, oltre alle iniziative per la compensazione carbonica. Questi temi sono essenziali per comprendere come la gestione sostenibile dei residui di produzione non solo possa tutelare l'ambiente, ma ottimizzi i costi e massimizzi l'efficienza delle risorse. Condividiamo ricerche, studi e casi pratici che dimostrano come trasformare i rifiuti in risorse preziose, minimizzando l’impatto ambientale e costruendo un futuro sostenibile. [parent] => 0 [count] => 9 [filter] => raw [cat_ID] => 19 [category_count] => 9 [category_description] => La sostenibilità è un impegno che va oltre le semplici azioni: è un processo continuo di apprendimento e miglioramento. In questa sezione esploriamo approcci come l'economia circolare e le strategie zero waste, oltre alle iniziative per la compensazione carbonica. Questi temi sono essenziali per comprendere come la gestione sostenibile dei residui di produzione non solo possa tutelare l'ambiente, ma ottimizzi i costi e massimizzi l'efficienza delle risorse. Condividiamo ricerche, studi e casi pratici che dimostrano come trasformare i rifiuti in risorse preziose, minimizzando l’impatto ambientale e costruendo un futuro sostenibile. [cat_name] => Sustainability [category_nicename] => sustainability [category_parent] => 0 ) )
21 - 01 - 2026

Sostenibilità nel settore navale tra sfide e soluzioni

inquinamento navale

Il settore navale riveste un ruolo centrale nell’economia globale, con un impatto che attraversa l’intera filiera logistica: dal trasporto delle materie prime alla distribuzione dei prodotti finiti, fino alla movimentazione dei rifiuti, protagonisti del fine ciclo.

A livello commerciale le tratte e le vie navali sono ampiamente utilizzate: secondo l’ICS (International Chamber of Shipping), oltre il 90% del commercio mondiale avviene via mare.

Un comparto così centrale comporta però anche responsabilità ambientali importanti: il settore marittimo, infatti, contribuisce al 3-4% delle emissioni complessive di CO2 dell’Unione Europea, secondo i dati contenuti nel rapporto stilato dall’EMSA (European Maritime Safety Agency) e dall’EEA (European Environment Agency). Seppur possa sembrare un dato contenuto, è ben lontano dall’obiettivo di neutralità carbonica fissato per il 2050.

Cosa significa per il settore navale corrispondere a una fonte significativa di inquinamento? In questo articolo analizziamo l’impatto di un ramo che, proprio in virtù della forte impronta ambientale, offre margini di evoluzione verso modelli più sostenibili.

L’inquinamento navale: oltre le emissioni dei motori

L’impatto sull’ambiente dell’inquinamento navale è determinato da fattori come le emissioni derivate dai combustibili fossili che alimentano la propulsione dei mezzi, gli incidenti e le pratiche responsabili di inquinamento marino diretto e le conseguenze dannose sulla biodiversità.

Nel settore, l’interesse si concentra sull’efficientamento dei motori e sulla riduzione delle emissioni durante la navigazione e nelle operazioni portuali. In questa direzione non mancano infatti incentivi e sovvenzioni che limitino l’inquinamento atmosferico delle navi.
Tuttavia, un aspetto che merita attenzione riguarda l’impatto ecologico che deriva dalla rottamazione, dallo smaltimento e dal riciclaggio delle navi a fine vita.

Le navi a fine vita e il loro smaltimento

Il ciclo di vita di una nave che percorre tratte oceaniche dura generalmente 30 anni, al termine dei quali l’imbarcazione viene ritirata perché non soddisfa più i requisiti di sicurezza richiesti e costituisce quindi un rischio economico.

Se l’abbandono delle imbarcazioni a fine vita è una pratica decisamente dannosa per l’ambiente – ma anche poco redditizia –, va detto che si tratta di una consuetudine poco frequente dove le regolamentazioni sono stringenti, come in Unione Europea.
I rischi della mancata gestione di una nave che ha terminato il servizio riguardano la contaminazione da parte di metalli pesanti dell’ambiente marino, quindi litoraneo o direttamente terrestre, nel caso di abbandono sulla terraferma.

Mercurio, piombo e amianto sono i responsabili di inquinamento più temuti ma non vanno dimenticati i danni causati dai rifiuti plastici che, una volta raggiunta l’acqua, minacciano gravemente le specie marittime e gli ecosistemi.

Quali sono quindi le prospettive oggi per gestire correttamente lo smantellamento navale e migliorare l’impatto di un intero settore?

La demolizione delle navi oggi

Prendendo in esame la composizione della compagine che possiede o controlla il parco navale destinato al commercio globale, vediamo come i protagonisti facciano parte di economie ad alto reddito (Unione Europea, Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone), mentre se si considera chi è responsabile della demolizione, circa l’80%, fa capo a: Bangladesh e India (secondo i dati contenuti nel report Global Ship Recycling Market di BBC Research).

All’interno di questo studio, il valore di mercato del settore è stato di 9,2 miliardi di dollari nel 2022 e la previsione del tasso di crescita annua per il quinquennio successivo è del 3,7%, raggiungendo il valore di 11,5 miliardi di dollari stimati nel 2028.

La domanda crescente di residui metallici, tra cui acciaio, rame e alluminio, è uno tra i fattori trainanti di un mercato che dimostra ampio sviluppo se inteso all’interno di un paradigma circolare.
Potenziando attività di smantellamento navale virtuose è possibile sostenere il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità del comparto marittimo conformandosi alle regolamentazioni ambientali sul fine vita delle navi che nel tempo si sono fatte più severe.

Normative sul riciclaggio delle navi e sulla gestione dei rifiuti navali

A livello normativo, la Commissione Europea si è dotata di due importanti regolamenti che definiscono le pratiche del settore:

  • il Regolamento CE 1257/2013 relativo al riciclaggio delle navi;
  • il Regolamento UE 1157/2024 dedicato alle spedizioni di rifiuti.

Il primo disciplina appunto il riciclaggio delle imbarcazioni a fine vita. Con l’obiettivo di prevenire, ridurre e minimizzare gli effetti negativi sull’ambiente e sulla salute delle persone, questa normativa delinea le modalità secondo cui deve avvenire il riciclaggio.

Equiparando le navi a fine vita a rifiuti, il Regolamento del 2013 definisce le istruzioni per il corretto riciclaggio che deve avvenire unicamente presso gli impianti contenuti all’interno dell’elenco europeo dedicato.
Dall’inventario dei materiali pericolosi che deve essere a bordo di ogni nuova nave, alle informazioni specifiche sull’imbarcazione e al piano di riciclaggio, questo documento richiede agli attori del settore di condividere questi dati con gli impianti di riciclaggio perché possano operare in modo sicuro per l’ambiente e per le persone.

Con il Regolamento dedicato alle spedizioni di rifiuti, invece, che ha modificato il Regolamento CE 1013/2006 e la Direttiva 2009/16/CE, si introducono pratiche che contribuiscono alla neutralità climatica e che promuovono modelli di economia circolare mantenendo saldi gli elementi che tutelano l’ambiente e la salute umana.
Questo si applica non solo all’interno dell’Unione Europea, ma anche su esportazioni e importazioni da e verso paesi terzi e sui rifiuti in transito nel territorio europeo.

La Convenzione di Hong Kong

Alla base degli interventi normativi adottati dall’Unione Europea c’è un documento condiviso a livello internazionale e redatto dall’IMO (International Maritime Organization), la Convenzione internazionale di Hong Kong risalente al 2009 ma la cui entrata in vigore si data 26 giugno 2025.

Quanto sottoscritto dai paesi firmatari del documento contempla un insieme di regole che descrivono la progettazione e la costruzione delle navi con la finalità di agevolare e semplificare il riciclaggio a fine vita. Allo stesso modo, la Convenzione si rivolge agli impianti di riciclaggio navale a cui richiede di operare rispettando criteri di sicurezza per l’ambiente e le persone.
Questo documento istituisce inoltre una serie di meccanismi per monitorare e garantire il rispetto delle norme previste sul tema durante i processi di smantellamento e recupero. Recepita dalla Commissione Europea, la Convenzione è stata ripresa dal Regolamento CE 1257/2013.

Le opportunità economiche: la circolarità e il recupero dei materiali dallo smantellamento navale

Dal punto di vista dei materiali di valore, il settore navale mette a disposizione dell’economia circolare residui con un ciclo di vita potenzialmente infinito: i metalli.
Infatti i rifiuti metallici sono da interpretare come una risorsa perché, opportunamente riconvertiti, possono tornare ad acquistare valore come materie prime seconde.

In quest’ottica, una nave a fine ciclo rappresenta una sfida con grandi potenzialità per contribuire al miglioramento dell’impatto dell’intero comparto e una fonte di crescita economica quando inserita in un percorso di circolarità e simbiosi industriale.

Innovazione e soluzioni per una sostenibilità integrata del settore navale

L’importanza di un approccio integrato è determinante per raggiungere traguardi significativi nel campo della sostenibilità.

L’innovazione deve innanzitutto orientarsi verso soluzioni a basso impatto con motori ibridi o elettrici, carburanti green alternativi ai combustibili fossili e sistemi di filtraggio delle emissioni più efficienti.
La Convenzione di Hong Kong favorisce proprio queste pratiche relative alla progettazione e alla costruzione di imbarcazioni nuove ma, come anticipato, non si limita a questo.

Descrivendo infatti i processi di sviluppo che già dal progetto facilitano il recupero dei materiali, questo documento, recepito dal Regolamento 1257/2013 della Commissione Europea, si inserisce nella promozione dei modelli di circolarità per favorire approcci più sostenibili.

L’opportunità per il settore navale di ridurre il proprio impatto ambientale viene infatti dalla sinergia tra lo sviluppo progettuale di mezzi di trasporto meno inquinanti e il potenziamento della rete di impianti di riciclaggio dove gestire in modo virtuoso la demolizione delle navi e lo smantellamento navale secondo criteri di valorizzazione degli scarti e dei residui.

Oltre la riduzione dell’inquinamento navale con un obiettivo chiaro: navigazione carbon neutral

Per ottenere risultati considerevoli, conformi a quanto richiesto dalle norme in vigore e orientati a una crescita sostenibile, anche il settore navale si orienta a una gestione che contempli una responsabilità che vada oltre il fine vita dei mezzi.

In Omnisyst l’obiettivo è la valorizzazione di residui e scarti per trasformarli, grazie a paradigmi virtuosi, in risorse per l’ambiente, la società e l’economia. Nel settore navale, affianchiamo gli operatori con questa stessa visione: individuiamo opportunità di miglioramento e valutiamo soluzioni per generare valore economico, ecologico e umano.Se la tua azienda opera nel comparto navale, contattaci per una consulenza personalizzata che ti aiuti a fare scelte sostenibili e innovative.