Nell’ambito dei rifiuti speciali, i fanghi di depurazione sono fanghi industriali di scarto che provengono dai trattamenti depurativi delle acque.
In questi residui ottenuti dagli impianti di decontaminazione si concentrano gli inquinanti rimossi dalle acque reflue industriali, da qui la necessità di gestirli in maniera conforme per tutelare l’ambiente e le persone.
I fanghi di depurazione sono perciò una frazione di materia solida contenuta nelle acque reflue. Questo rende problematica la loro gestione: per le aziende, i volumi di stoccaggio e trasporto sono aspetti critici.
Una gestione corretta di questi rifiuti è cruciale per minimizzare l’impatto che hanno sull’ambiente.
Quindi le aziende come possono gestirli per trasformarli da emergenza a risorsa in un’ottica circolare?
Le tipologie di fanghi industriali
Sono quattro le categorie in cui vengono ripartiti i fanghi industriali e si distinguono in base al trattamento con cui sono stati ottenuti. Si parla quindi di:
- fanghi primari,
- fanghi fisico-chimici,
- fanghi biologici,
- fanghi misti.
I fanghi di depurazione primari si ottengono da un trattamento appunto primario di decantazione attraverso il quale si estraggono dall’acqua i materiali più pesanti.
È un processo piuttosto rapido, dura circa due ore e si realizza lasciando depositare le impurità più pesanti sul fondo. Da questa procedura viene ricavata la materia inorganica che prende il nome di fanghi primari.
Dal trattamento biologico secondario, successivo alla decantazione, derivano invece i fanghi fisico-chimici. I fanghi di depurazione di questo tipo contengono prevalentemente materia organica e solo una piccola percentuale di materia inorganica.
La terza tipologia, ovvero i fanghi biologici, si hanno in una fase tra il trattamento primario e quello secondario e sono quindi una tipologia intermedia.
In ultimo si parla di fanghi misti esclusivamente per le filiere del nucleare e della chimica. Anche questi fanghi sono il risultato di un trattamento di decantazione. Tuttavia è un processo che avviene in modo diverso rispetto al trattamento primario dal momento che coinvolge un reattivo.
Le soluzioni per il trattamento dei fanghi di scarto
I fanghi di depurazione si ottengono come detto dal processo di depurazione delle acque reflue, in seguito questi vengono trattati per gestire nel migliore dei modi stoccaggio e trasporto.
Sono questi i due fattori maggiormente impattanti: la quantità di fanghi di depurazione originati e, di conseguenza, il volume che occupano.
Il trattamento dei fanghi reflui comprende processi che in diverse modalità puntano ad aumentare la concentrazione di residuo riducendo quella di acqua, aumentando cioè il grado di secchezza e quindi riducendo il volume complessivo.
Nel dettaglio si parla di trattamento dei fanghi in questi termini:
- ispessimento,
- stabilizzazione (e igienizzazione),
- disidratazione,
- essiccazione.
Sono quattro processi tra loro anche complementari che aiutano a ridurre sempre di più la componente liquida per ottenere uno scarto allo stato solido.
L’ispessimento è il primo step e in un certo senso propedeutico agli altri. Questo passaggio aumenta infatti il tasso di secchezza del fango in modo che il risultato di trattamenti successivi sia migliore.
Successivamente, con la stabilizzazione della materia organica il volume di acqua si riduce in maniera drastica, ottenendo dai fanghi anche una riduzione degli odori. Con l’igienizzazione, inoltre, qualunque batterio viene eliminato, azzerando il rischio di malattie.
La disidratazione lavora ancora per aumentarne la secchezza: con questo trattamento si produce un fango pastoso o solido.
Con il trattamento di essiccazione, infine, si riesce ad ottenere un fango solido. Si tratta di un processo che non ha costi elevati e che per le aziende è particolarmente vantaggioso. L’essiccazione solare è una delle tecniche impiegate con più frequenza e capace di garantire un risultato ottimale.
I processi dedicati al trattamento dei fanghi portano i rifiuti da uno stato liquido a quello solido. Questa trasformazione è decisiva per contenere il volume dei rifiuti e gestire al meglio lo stoccaggio e il trasporto.
L’impatto dei fanghi di depurazione sull’ambiente
Se non gestiti in modo corretto, i fanghi di depurazione possono avere un grave impatto sull’ambiente, a prescindere dagli agenti inquinanti che contengono.
La contaminazione delle acque è il rischio più immediato, ma non certo l’unico: i danni nei confronti dell’ambiente non si riducono infatti all’inquinamento delle acque superficiali o sotterranee. Il pericolo ambientale legato allo smaltimento inadeguato dei fanghi di depurazione coinvolge anche il suolo, l’atmosfera, la biodiversità e gli ecosistemi, arrivando a nuocere più o meno direttamente all’uomo.
I danni da una gestione non a norma impattano negativamente l’ambiente in questi termini:
- inquinamento delle acque. Sostanze chimiche, metalli pesanti e altri contaminanti dal suolo raggiungono le acque danneggiando gli habitat acquatici;
- inquinamento del suolo. Il rilascio di sostanze dannose arriva a compromettere la fertilità del suolo danneggiando le attività agricole;
- emissioni inquinanti. Dall’incenerimento non conforme vengono prodotti gas nocivi e particolato;
- impatto sulla fauna e disturbo dell’ecosistema. Le alterazioni negli ecosistemi naturali mettono a repentaglio la vita delle specie animali;
- bioaccumulo. L’ingresso di agenti contaminanti nelle catene alimentari, oltre a risultare un problema per le specie coinvolte, possono arrivare all’uomo.
Questi scenari si evitano con una gestione responsabile e conforme alle norme degli scarti da depurazione dell’acqua.
Il corretto trattamento dei fanghi industriali offre infatti opportunità di riciclo virtuose.
Il confronto con un gestore ambientale impegnato nell’economia circolare è importante per le aziende che cercano l’occasione per ottimizzare la governance dei rifiuti: agire nel rispetto delle norme e dell’ambiente creando valore dagli scarti.
La normativa: acque reflue industriali e fanghi di depurazione
Quando si parla di fanghi di depurazione è opportuno prima di tutto un chiarimento normativo riguardante le acque reflue industriali, dal momento che è da queste che si ottengono i fanghi di depurazione.
La definizione è contenuta nel D. Lgs. 152/2006, precisamente all’articolo 74, lettera h, secondo cui tutte le acque scaricate da edifici o installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni sono acque reflue industriali.
La gestione degli scarichi deve essere autorizzata e la normativa descrive nel dettaglio quali sono le informazioni rilevanti per presentare la domanda di autorizzazione.
Sempre all’interno dello stesso decreto, all’articolo 127 si chiarisce però che i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue sono sottoposti alla disciplina dei rifiuti una volta completato il processo di depurazione.
Proseguendo nell’analisi del quadro legislativo, è proprio la normativa, inoltre, ad invitare al riutilizzo di questo scarto, specificando che il reimpiego deve essere appropriato.
Nello specifico, il loro recupero in agricoltura è disciplinato dal D. Lgs. 99/1992, che a sua volta mette in atto quanto richiesto dalla direttiva n. 86/278/CEE.
In tempi più recenti, posizioni e sentenze del Tar Lombardia (sentenza n. 1782 del 20 luglio 2018) e della Cassazione penale (sentenza n. 27958 del 6 giugno 2017), riguardanti il reimpiego in agricoltura dei fanghi industriali, hanno riportato in discussione le misure per valorizzare uno scarto senza incorrere in rischi per l’uomo e l’ambiente.
Smaltimento o recupero? Valorizzare uno scarto per ottenere una risorsa
I processi che dalle acque reflue industriali permettono di ottenere fanghi di depurazione allo stato solido raggiungono un bivio, un destino che riguarda tutte le tipologie di rifiuti: da un lato lo smaltimento, dall’altro il recupero.
Ancora una volta a fare la differenza tra questi due sistemi è il modo in cui quello scarto è stato prodotto, nello specifico per i fanghi dipende dal trattamento subìto e dal settore di provenienza.
Un percorso di valorizzazione non si esaurisce solo con il reimpiego in agricoltura, che come visto si comincia a discutere. L’alternativa a compost e fertilizzanti si delinea per altre tipologie di fango nella trasformazione in materia prima per la produzione di energia.
Esistono ulteriori trattamenti con cui reintrodurre i fanghi nel ciclo produttivo, all’interno della stessa organizzazione o più facilmente in un circuito simbiotico che ne riunisce diverse.
Lo smaltimento nel caso dei fanghi industriali che non possono essere recuperati si ottiene dall’incenerimento. Questa soluzione rimane necessaria per fanghi con particolato molto difficile da gestire, che non avrebbero modo di essere riutilizzati.
Omnisyst si pone come partner delle aziende per individuare i processi più adatti per una gestione agile per le aziende e conforme alla normativa dei rifiuti industriali, cercando di valorizzarli nuovamente. Per approfondire, abbiamo raccontato qui un caso concreto.
Se anche la tua azienda cerca soluzioni per ottimizzare la gestione di fanghi da depurazione, contattaci per prenotare una consulenza personalizzata.
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