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24 - 03 - 2026

Esiste un’industria cosmetica sostenibile? Una risposta viene anche dalla gestione di scarti e rifiuti

cosmetica sostenibile

L’industria cosmetica è in forte crescita: secondo il Cosmetics Market Report 2025 il mercato globale dovrebbe superare i 550 miliardi di dollari entro il 2030, con un +6,9% solo nel 2024 rispetto all’anno precedente. In questo scenario, la sfida legata all’impatto ambientale di questo settore diventa ancora più complessa.

Guardando alle imprese nazionali, il rapporto annuale 2025 stilato da Cosmetica Italia conferma questo andamento registrando il fatturato totale del settore cosmetico proveniente dalle aziende italiane a un valore di 16.549 milioni di euro, con una variazione percentuale stimata per il 2025 del +5,9% e per l’annualità successiva del +7%.

È proprio la pressione data da questa crescita che richiede alle aziende di integrare la sostenibilità andando oltre gli adempimenti normativi ma considerandola una componente fondamentale e strategicamente imprescindibile nel lungo termine.

Il comparto del beauty genera lungo tutto il ciclo produttivo una grande varietà di scarti e rifiuti, in gran parte legati al packaging, che spesso sono costituiti da imballaggi di plastica monouso. Come rendere la filiera della cosmetica sostenibile considerato il fatto che a fronte di una previsione di crescita costante, le normative, gli stakeholder e i consumatori finali sono sempre più esigenti dal punto di vista dell’impatto sul pianeta?

Per migliorare l’impronta ambientale dell’industria cosmetica, le aziende sono chiamate a individuare strategie innovative che, scardinando il modello lineare del take-make-waste, prediligano percorsi circolari a partire dalle materie prime fino ad arrivare al recupero di rifiuti e alla valorizzazione di sottoprodotti.

Analizziamo più da vicino il settore e vediamo quali sono gli strumenti che le aziende possono utilizzare per migliorare la gestione dei residui così da ridurre l’impatto sull’ambiente.

Cosa sono e da dove provengono i rifiuti dell’industria cosmetica

Abbiamo detto che gli scarti e i rifiuti provenienti dalla filiera del beauty sono parecchi e di diversa tipologia, esaminiamo nel dettaglio quali sono per capire come strategie di waste management oculate possano contribuire a ridurli o ad aumentarne la quota di recupero.

Materie prime alterate o scadute

Anche se parte della materia prima è costituita da sottoprodotti provenienti dal settore agroalimentare, tra gli ingredienti cosmetici ci sono sostanze che vanno utilizzate entro la scadenza o che possono contaminarsi o degradarsi durante lo stoccaggio.
Queste sostanze, una volta compromesse, non possono entrare nella filiera di produzione e divengono rifiuti ancor prima di essere stati utilizzati perché mettono a rischio interi lotti dal punto di vista della sicurezza per le persone e l’ambiente.

Lotti non conformi ed eccedenze

Quei prodotti finiti che, al termine del ciclo non soddisfano gli standard di qualità o di sicurezza per questa ragione non possono essere commercializzati, anche questi diventano rifiuti cosmetici. Un caso analogo è quello delle eccedenze che, invendute, hanno superato la data di scadenza.

Il fatto che questo tipo di prodotti includa miscele chimiche complesse contenenti ingredienti anche pericolosi, richiede che vengano gestiti in modo conforme facendo attenzione alle possibilità di recupero o più frequentemente alle modalità di smaltimento previste.

Imballaggi contaminati

Quando durante la produzione, la manipolazione o il confezionamento, vengono compromessi o contaminati imballaggi come flaconi, tubetti o contenitori di vario tipo, questi divengono rifiuti, spesso pericolosi.

All’interno degli stabilimenti produttivi dell’industria cosmetica, infatti, non ci sono solitamente linee che effettuino il lavaggio e il recupero di questi imballaggi, dal momento che sono attività impreviste e aleatorie. Per questo motivo i contenitori contaminati vengono trattati come rifiuti e avviati a percorsi di valorizzazione, quando possibile, che avvengono però negli impianti di recupero finale.

Sotto questo profilo, l’impiego di plastiche riciclate e materiali sostenibili innovativi aumenta le sfide per quanto riguarda conformità e sicurezza perché richiede valutazioni dedicate nel caso di contaminazione.

Reflui e fanghi di produzione

Le acque reflue provenienti dall’industria del beauty sono un altro responsabile importante, dopo il packaging, dell’impronta ambientale del settore. Oltre a un consumo di acqua considerevole, le sostanze contenute nelle formulazioni cosmetiche sono responsabili di inquinamento idrico.

La bassa biodegradabilità e gli alti livelli di solidi sospesi, oli e grassi sono una caratteristica delle acque reflue dell’industria e una minaccia per la sostenibilità se non adeguatamente depurate e filtrate.

I fanghi di depurazione, cioè i residui solidi ottenuti da questi trattamenti, inoltre, sono tra gli scarti più critici da gestire perché contengono un’alta concentrazione dei contaminanti rimossi dalle acque reflue.

Scarti e test

I controlli qualità, i test di stabilità e le prove di formulazione sono solo alcuni dei processi al termine dei quali i prodotti utilizzati diventano immediatamente rifiuti.
Anche gli imballaggi vengono testati e, nel caso di plastiche riciclate o nuovi materiali, questo comporta analisi accurate e rigorose per escludere la migrazione di sostanze che possono alterare il prodotto contenuto.

Rifiuti cosmetici e classificazione EER

L’Elenco Europeo dei Rifiuti offre una sezione interamente dedicata ai rifiuti cosmetici, il capitolo 07. Il fatto però che la natura dei residui prodotti da questa filiera sia così composita, richiede spesso di utilizzare altri capitoli, per esempio quelli relativi ai solventi (capitolo 14), ai rifiuti organici (capitolo 16), ai fanghi e al trattamento delle acque reflue (capitolo 19) o agli imballaggi e ai contenitori (capitolo 15).

La classificazione dei residui del beauty, inoltre, comprende spesso rifiuti pericolosi. La gestione di questo tipo di scarti richiede particolare attenzione non solo dal punto di vista della raccolta e del deposito temporaneo, ma anche per quanto riguarda il trasporto.

Una grande opportunità al settore è data dai sottoprodotti, materiali che diversamente dai rifiuti, sono intrinsecamente virtuosi a livello ambientale e capaci di generare valore anche sotto il profilo economico.

I sottoprodotti e la sfida della tracciabilità

Un sottoprodotto può essere qualificato come tale quando soddisfa contemporaneamente le quattro condizioni previste dalla normativa (articolo 184 bis del D. Lgs. 152/2006):

  • derivare da un processo produttivo che non aveva come obiettivo la produzione del sottoprodotto stesso;
  • avere la certezza di poter essere riutilizzato;
  • essere reimpiegato senza bisogno di essere nuovamente trattato;
  • rispettare i requisiti ambientali e di sicurezza senza avere impatti negativi per il pianeta e le persone.

Quando uno scarto diviene un sottoprodotto industriale, si ottiene generalmente una risorsa con costi di gestione più contenuti rispetto a quelli di un rifiuto, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale dell’azienda.

La gestione di un sottoprodotto a fronte di questi vantaggi, presenta un elemento particolarmente critico, la necessità di tracciare l’intera filiera di produzione e poi di destinazione per assicurarne la completa conformità.

Per questa ragione, come Omnisyst offriamo alle imprese che operano nel settore del beauty un servizio dedicato: il Digital By-Product Passport. La nostra competenza nel waste management e in particolare nell’introduzione e valorizzazione di percorsi circolari ci ha spinto a facilitare per le aziende la gestione dei sottoprodotti al fine di migliorare in modo efficace e concreto la loro impronta ambientale.
Con questa soluzione, infatti, la tracciabilità di un sottoprodotto è completa, trasparente e garantita da blockchain.

L’economia circolare per rendere l’industria cosmetica più sostenibile

A livello strategico, l’adozione di un modello circolare trasforma la sfida ambientale in un’opportunità per rendere la crescita più affidabile: non solo riduzione dell’impatto ma generazione di valore economico e rafforzamento della reputazione aziendale.

Uno dei punti di forza della filiera del beauty viene dal fatto che tra le materie prime e le sostanze utilizzate per estrarre principi attivi e nutrienti di base ci sono i sottoprodotti del comparto agroalimentare.

Merito dell’industria cosmetica è quello di promuovere ingredienti upcycled, quindi valorizzati da un percorso per il quale da scarti di un ciclo produttivo acquistano valore maggiore nel nuovo ciclo nel quale sono inseriti.
Anche in questo contesto, scarti provenienti soprattutto da filiere del settore agricolo, diventano materie prime seconde indispensabili per ottenere nuovi prodotti finiti dell’industria del beauty.

La simbiosi industriale che permette alle aziende una sorta di collaborazione è a sua volta un mercato che, da strumento funzionale alla circolarità, diventa un elemento per creare vantaggio economico.

Il ruolo degli imballaggi: prospettive circolari

La plastica monouso e il packaging in generale costituiscono i due elementi più critici per il settore. Infatti, oltre al consumo idrico ingente, è proprio la produzione di imballaggi poco green a incidere sull’impatto ambientale.
Secondo i dati del British Beauty Council, il 95% degli imballaggi cosmetici viene gettato dal consumatore finale, solo il 14% raggiunge gli impianti di riciclo dove appena il 9% viene effettivamente riciclato.

La responsabilità estesa del produttore prevista dal Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (PPWR) coinvolge infatti anche il settore della cosmesi, che per tutelare maggiormente l’ambiente deve individuare soluzioni efficaci per ripensare integralmente il ciclo di vita dei prodotti e delle loro confezioni.

Una delle strategie è ridurre la plastica optando per materiali biodegradabili e compostabili negli imballaggi: non solo carta e cartone riciclato per le confezioni ma anche bioplastiche ottenute da risorse rinnovabili.
Un’alternativa è quella di offrire i propri prodotti in contenitori riciclabili che possono essere riutilizzati nelle stazioni di ricarica presenti nei punti vendita.

Anche per gli imballaggi la prospettiva dell’upcycling è quindi da coltivare: partire da materie prime seconde a cui dare nuovo valore per ottenere contenitori e confezioni a basso impatto e che, eventualmente, possono avere una nuova vita al termine del loro utilizzo.

Cosmetica sostenibile: le strategie per una gestione green, conforme ed efficiente

Per una filiera cosmetica sostenibile, produrre meno rifiuti e impiegare materie prime seconde assieme a materiali riutilizzati e riciclati è importante tanto quanto sviluppare nuovi modelli di business.
Formulazione dei prodotti, scelta degli imballaggi e miglioramento dell’efficienza produttiva sono quindi le tre aree cardine su cui pianificare strategie di riduzione dell’impatto.

Dal punto di vista dei rifiuti, questo si traduce nella necessità di un’analisi precisa della situazione corrente. Un approccio data driven fotografa e raccoglie i dati di produzione, stoccaggio e gestione per esaminarli dettagliatamente. Infatti è con questo tipo di informazioni che è possibile individuare le criticità maggiori, cogliere le opportunità di miglioramento e infine disporre dei dati reali con i quali strutturare comunicazioni efficaci per gli stakeholder.

Dal punto di vista delle norme, inoltre, la conformità non è mai solo un adempimento. Per il settore cosmetico, oltre ai rischi per la salute delle persone e dell’ambiente, il danno reputazionale dovuto a una condotta non lecita si traduce inesorabilmente su vendite e quote di mercato.

Le imprese che operano nel comparto del beauty possono individuare il percorso per una cosmetica sostenibile e per farlo devono partire dalla gestione di scarti e residui.
In Omnisyst aiutiamo le aziende a ridurre la quota dei rifiuti prodotti e aumentare quella dei residui che, grazie a trattamenti di riciclo o in quanto sottoprodotti, trovano nuova vita. Come promotori di economia circolare, costruiamo simbiosi industriale tra gli attori di diverse filiere produttive per migliorare il loro impatto e costruire una crescita realmente sostenibile.Se anche la tua azienda opera nel settore del beauty e cerca un partner per ridurre il proprio impatto ed efficientare la governance degli scarti, contattaci.