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28 - 07 - 2025

I dati sull’economia circolare delle aziende italiane: i traguardi e le opportunità future

economia circolare aziende italiane

L’economia circolare non è una chimera, le aziende italiane dimostrano di aver recepito le potenzialità di questo paradigma anche più di altre nel vecchio continente.

Lo sviluppo di livelli di circolarità all’interno del panorama produttivo non è solo una prerogativa delle grandi imprese ma un’opportunità anche per le PMI, come dimostrano i dati raccolti dal Circular Economy Network. La transizione che abbandona un modello lineare a favore di quello circolare, più sostenibile in tutti i sensi, è motore di crescita perché comporta un vantaggio economico e in termini di innovazione.
Insomma, se ben applicata, l’economia circolare genera valore.

Analizzando i dati che inquadrano la situazione del nostro Paese vediamo quindi cosa significhi in concreto adottare misure improntate alla circolarità e quali siano gli scenari all’interno dei quali possono operare le aziende.

Il punto di partenza per implementare pratiche sostenibili deve valutare con precisione il quadro di ogni impresa per quanto riguarda la gestione delle materie prime e delle fonti di energia, la riduzione dei rifiuti e l’incremento di riciclo e riuso.

Ma andiamo con ordine e vediamo prima di tutto cosa vuol dire fare economia circolare per le aziende italiane.

L’economia circolare in Italia: confronto con gli altri Paesi UE

Secondo il più recente rapporto stilato dal Circular Economy Network, il confronto tra le performance delle cinque maggiori economie dell’UE vede l’Italia rivestire un ruolo da protagonista.

Gli indicatori proposti dalla Commissione Europea per fare queste valutazioni riguardano cinque dimensioni: produzione e consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde, competitività e innovazione, sostenibilità ecologica e resilienza.
L’economia circolare in Italia funziona bene, tanto da farci ottenere il primo posto rispetto ai colleghi europei.

I dati fotografano una situazione molto positiva in cui però ci sono ancora grandi possibilità di miglioramento e opportunità per concepire piani di circolarità ancora più performanti.

I dati del Rapporto sull’Economia Circolare in Italia

Il predominio italiano riguarda come detto il risultato complessivo nella valutazione della circolarità, un indice che assegna 45 punti al nostro Paese, a seguire Germania (38 punti), Francia (30), Polonia e Spagna (entrambe con 26 punti).
Questo traguardo è il risultato di altri successi: in Europa siamo i primi anche per quanto riguarda la gestione dei rifiuti con un tasso di riciclo complessivo del 72% a fronte di una media europea del 58%.

Non si tratta di un primato isolato, infatti anche il trend di circolarità negli ultimi cinque anni vede l’Italia al primo posto con 41 punti rispetto a Germania e Francia (40 punti), Polonia (25) e Spagna (21). Anche in questo caso, molto si deve alla gestione dei rifiuti, che assieme a competitività e innovazione spingono nella giusta direzione.
Insomma, le aziende italiane sono impegnate con successo in un’evoluzione culturale e di modello di business che guarda alla circolarità.

Produttività e consumo dei materiali

Uno sguardo agli indicatori individuati dalla Commissione Europea ci suggerisce come, relativamente a produzione e consumo, la produttività delle risorse in Italia abbia generato nel 2022, per ogni kg consumato, 3,7 euro di PIL. La media europea si attesta a 2,5 euro/kg, mentre gli altri Paesi riportano valori inferiori (Spagna 3,4 euro/kg, Francia 3,2 euro/kg, Germania 3 euro/kg e Polonia 1,5 euro/kg).

Per quanto riguarda il consumo dei materiali, il valore complessivo italiano è di 12,8 tonnellate per abitante, un valore più basso della media europea (14,9 t/ab) ma secondo solo a quello della Spagna che registra un consumo pro capite di 9,8 tonnellate.

Gestione dei rifiuti

Nelle valutazioni che riguardano la gestione dei rifiuti, il rapporto tiene conto anche dei rifiuti urbani e non solo di quelli speciali, perciò offre una lettura delle pratiche di recupero che non si limitano a quanto realizzato dalle aziende.

La Direttiva 2018/851/UE richiede all’Europa di raggiungere un target di riciclaggio dei rifiuti urbani del 50% nel 2020 e il risultato italiano del 2022 dimostra di averlo recepito (il tasso di riciclaggio nazionale è del 49,2%).

Il tasso di riciclo dei rifiuti nel nostro Paese è stato per il 2020 del 72% (la media europea si attesta al 58%) e in particolare il dato relativo al riciclo dei rifiuti di imballaggio è stato nel 2021 del 71,7%, il miglior risultato europeo seguito da Spagna (70,1%), Germania (67,9%), Francia (61,8%) e Polonia (55,5%).

Materie prime seconde

Una metrica per stabilire la performance di circolarità è data dal tasso di utilizzo circolare di materia, ovvero il rapporto tra le materie prime seconde ottenute dal riciclo e il consumo complessivo di materiali.

L’Italia registra per questo indicatore un valore di 18,7%, confermando un andamento costante nell’ultimo quinquennio. La Francia ha il primato con un tasso di utilizzo circolare di materia del 19,3%, la Germania ben più indietro con il 13% e sotto la media europea Polonia (8,4%) e Spagna (7,1%).

Competitività e innovazione

Questo gruppo di indicatori misura diversi ambiti, che possiamo schematizzare in questo modo:

  • gli investimenti fatti in attività dell’economia circolare (siamo al terzo posto con 12,4 Mld di euro nel 2021);
  • il numero di occupati in alcune di queste attività (l’Italia è seconda con il 2,4% degli occupati totali);
  • il valore aggiunto ottenuto dalle attività dell’economia circolare (in Italia 43,6 Mld di euro nel 2021, cioè il 2,5% del totale rispetto ad una media europea del 2,1% del totale);
  • il numero di brevetti relativi alla gestione dei rifiuti e al riciclo per milione di abitanti (in Italia 0,36 brevetti per ogni milione di abitanti a fronte di una media europea di 0,46).

Sostenibilità ecologica e resilienza

L’analisi dell’impronta dei consumi e delle emissioni delle attività produttive restituiscono un’immagine nel tempo che va riducendo l’impatto del nostro Paese.
L’Italia rappresenta un valore dell’impronta dei consumi pari a 104 e corrispondente alla media europea, collocandoci sul terzo gradino del podio rispetto a Germania (95) e Francia (98).
Per quanto riguarda il computo delle emissioni di gas serra, il valore pro capite per l’Italia è di 5.432 kg CO2 eq. con Francia (4.861 kg CO2 eq.) e Spagna (4.925 kg CO2 eq.) in testa con valori più bassi.

In questa categoria il rapporto del Circular Economy Network riporta anche i dati relativi alla dipendenza dalle importazioni di materiali: in questo specifico ambito la performance italiana non è particolarmente positiva, il valore per il nostro paese è di 46,8% mentre la media europea si ferma a 22,4%.

I pilastri dell’economia circolare in Italia

Non è possibile parlare di economia circolare senza rivoluzionare un concetto ormai superato, quello di “rifiuto” inteso come scarto a perdere che deve essere smaltito.
Per le aziende, l’innovazione della circolarità inizia anche da una nuova gestione del rifiuto con l’introduzione di percorsi che valorizzano i residui per aumentare pratiche di recupero.

A livello di business, infatti, l’introduzione della circolarità offre nuovi modelli a cui guardare per la costruzione di valore a partire dalla riduzione dei costi e dall’aumento della resilienza della supply chain.

I dati hanno dimostrato che la situazione delle aziende in Italia è perfettamente in linea, anzi primeggia, se confrontata con quella delle maggiori economie dell’Unione. Perciò come si mantiene questo risultato, anzi come si migliora?
Le strategie di circolarità che le aziende possono implementare devono guardare prima di tutto a quattro elementi fondamentali:

  • la riduzione dei rifiuti,
  • l’aumento di riciclo e riuso,
  • l’efficientamento energetico,
  • il taglio delle materie prime.

Ridurre i rifiuti in un’ottica circolare

La sfida più grande per le aziende che vogliono incrementare il proprio vantaggio competitivo è data dagli interventi che riducono la produzione di rifiuti.

In ogni realtà produttiva questo aspetto può riguardare più ambiti, dall’efficientamento della produzione che riduce gli sprechi all’implementazione di strategie per valorizzare i residui.
Le opportunità si concretizzano nella produzione di sottoprodotti e non di rifiuti, per esempio, o nella scelta di percorsi di simbiosi industriale.

A beneficiare della riduzione dei rifiuti è l’azienda nel suo complesso che da una gestione più sostenibile riporta un vantaggio economico nel taglio dei costi, una riduzione delle emissioni e di conseguenza un aumento del valore del prodotto finale.

Ciò che fa la differenza per intervenire in modo significativo sul comparto dei rifiuti è un partner capace di individuare le criticità e proporre soluzioni credibili alle aziende perché possano riconoscersi in paradigmi circolari che siano modelli di crescita.

Noi di Omnisyst lavoriamo con le aziende per aiutarle a costruire valore con strategie innovative e sostenibili a partire proprio da quello che normalmente viene inteso come un fastidioso obbligo a cui adempiere: la gestione degli scarti.

Prediligere riciclo e riuso

Lo smaltimento dei rifiuti in discarica non è un trattamento sostenibile. Partiamo da questo: per le aziende l’economia circolare si raggiunge preferendo soluzioni di recupero che guardano al riciclo e al riuso dei residui e degli scarti.

In questo articolo abbiamo parlato della differenza tra recupero e smaltimento, quello che vogliamo ribadire qui è quanto sia importante fare una scelta strategica in questo senso non solo per restituire valore a quello che altrimenti non ne avrebbe, ma soprattutto per allinearsi al framework normativo dell’Unione Europea.

Con l’introduzione del principio di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) in diversi settori, così come di molte altre iniziative come il passaporto digitale di prodotto o la tassa sul packaging, le aziende devono dotarsi di una nuova strategia nella governance dei rifiuti e per farlo hanno bisogno di interlocutori che sappiano proporre soluzioni credibili ed efficaci.

In questo Omnisyst continua ad acquisire esperienza grazie a collaborazioni sempre nuove al fianco di imprese che ci spingono a trovare i piani strategici più adatti ad ogni situazione.

Scegliere soluzioni per l’efficientamento energetico

L’economia circolare delle aziende italiane non può prescindere da interventi sul piano dell’efficientamento energetico. Certamente bisogna preferire fonti rinnovabili e questo sul piano normativo risulta molto chiaro, tuttavia è necessario agire anche per migliorare la gestione dell’approvvigionamento energetico riducendo gli sprechi.

L’efficientamento della produttività aziendale non richiede infatti un aumento della domanda energetica quando questa può essere gestita in maniera più oculata.

Migliorare la gestione delle materie prime

Lo dice il nome stesso, la materia prima è l’elemento di partenza, il punto zero del comparto produttivo. Bene, in un’ottica circolare la materia prima è una materia prima seconda.

Una materia prima con un costo inferiore rispetto ad un’altra porta un valore intrinseco che è già vantaggio competitivo. La materia prima seconda ha un costo ridotto anche perché sul piano ambientale non ha lo stesso peso di una materia prima vergine.

Il recupero di materiale esausto, anche con l’implementazione di soluzioni di logistica inversa, consente alle aziende di reimmettere nel ciclo produttivo degli scarti dando loro nuovo valore.
L’adozione da parte delle aziende di paradigmi di economia circolare non necessariamente può guardare solo alle proprie esigenze, ma a un contesto relazionale più ampio, quello della simbiosi industriale in cui la collaborazione diventa opportunità per una crescita sostenibile.

Omnisyst con le aziende verso l’economia circolare

La nostra competenza tecnica ci rende il partner delle aziende che vogliono sviluppare livelli di circolarità sempre più articolati per raggiungere da un lato gli obiettivi di carbon neutrality e dall’altro per innovarsi e innovare il prodotto finale aumentandone il valore.

In Omnisyst aiutiamo le aziende a ripensare il valore partendo proprio dagli scarti e dai residui. La nostra vocazione alla sostenibilità non si riduce all’applicazione di quanto richiesto dal quadro normativo, ma si concretizza nella sfida che ogni azienda ci porta ad affrontare.Se anche la tua azienda vuole cogliere le opportunità date dall’economia circolare, contattaci. Dalla rivoluzione strategica al piano operativo, possiamo accompagnarti in ogni passo.