Una delle sfide più importanti che coinvolgono l’industria alimentare riguarda la sostenibilità. L’impatto ambientale dei rifiuti alimentari, infatti, grava su una filiera che, pur indispensabile, produce notevoli emissioni di gas serra e una ingente quantità di rifiuti.
In quest’ottica, la gestione dei residui da parte del comparto alimentare diventa l’elemento su cui ridurre gli sprechi, i relativi costi di conferimento e l’impatto sul pianeta. I rifiuti alimentari prodotti dall’industria di settore sono scarti e residui ottenuti dalle attività di produzione, preparazione e trasformazione che richiedono una filiera controllata per motivi di natura ecologica oltre che igienico-sanitaria.
Nel conferimento dei rifiuti alimentari, infatti, rispettare la normativa e le direttive specifiche è imprescindibile per evitare la contaminazione degli ambienti produttivi e attenersi ai regolamenti sulla sicurezza alimentare.
Esaminiamo più da vicino quali sono i rifiuti alimentari, come vanno classificati e come occuparsi al meglio della filiera dei residui per agire in conformità e in sicurezza.
I rifiuti alimentari industriali, non solo scarti alimentari e organici
L’industria del food produce rifiuti di diversa natura, alcuni dei quali possono essere scarti alimentari e organici non pericolosi.
Si tratta di una macrocategoria che è stata meglio definita a livello europeo (Direttiva 2018/851/UE) per comprendere i rifiuti provenienti da tutti gli alimenti, prodotti o derrate intendendo qualunque sostanza o prodotto trasformato o no, anche parzialmente, destinato ad essere ingerito dalle persone.
Ma le aziende del settore non si limitano ai soli scarti alimentari: le attività, le linee e i cicli produttivi generano infatti residui di diversa natura: dai fanghi ottenuti dalle operazioni di lavaggio e pulizia, ai rifiuti plastici, a quelli metallici, fino a quelli agrochimici che possono essere pericolosi o meno.
Ciò che è organico ma non può più essere utilizzato per il consumo o la trasformazione, viene valorizzato all’interno di filiere di altra natura: per esempio con la produzione di biomassa a fini energetici o come mangime per animali.
I sottoprodotti come alternativa allo smaltimento rifiuti alimentari
La caratteristica primaria di un rifiuto è la necessità o la volontà di disfarsene da parte di chi lo ha prodotto (secondo la definizione contenuta nel Testo Unico Ambientale, d. lgs. 152/2006).
Se si può dimostrare, invece, che a partire dalla sua origine, un residuo soddisfa i requisiti previsti (sono quattro e contenuti nell’articolo 184-bis), quel residuo può essere classificato come sottoprodotto.
Dal punto di vista della circolarità e quindi della valorizzazione degli scarti, questo secondo scenario offre all’intero comparto la possibilità di ridurre drasticamente il proprio impatto sul pianeta.
I sottoprodotti alimentari comprendono diverse categorie che fanno riferimento al contesto industriale dal quale provengono. Ai fini della promozione di percorsi simbiotici, gli scarti possono rimanere nella filiera agroalimentare ma raggiungere catene produttive diverse o raggiungere comparti come quello della cosmesi o della produzione di energia.
SOA: Sottoprodotti di Origine Animale
Una categoria di sottoprodotti che genera valore economico oltre a ridurre l’impatto ambientale può comprendere anche i SOA, acronimo per i Sottoprodotti di Origine Animale.
La loro destinazione è molto varia, possono infatti rientrare nella produzione alimentare per animali, dai mangimi al pet food, essere impiegati per produrre biogas o essere destinati all’industria del beauty.
Sotto il profilo normativo, bisogna specificare che questa categoria è sottoposta a regolamenti e direttive igienico-sanitarie molto stringenti (Regolamento 1069/2009/CE e Regolamento 142/2011/UE). Per le aziende che producono SOA, però, il rispetto dell’impianto normativo di riferimento può diventare garanzia di valorizzazione economica del sottoprodotto.
Alla riduzione dei rischi legali e igienico-sanitari, si aggiungono duplici vantaggi: da una parte la possibilità di costruire valore economico e dall’altra quella di migliorare concretamente l’immagine e la reputazione aziendale dal punto di vista della sostenibilità.
Codici EER 02: come riconoscere e classificare i rifiuti
Guardando ai codici di classificazione dei rifiuti, la prima coppia di cifre identifica l’attività che ha creato quello specifico rifiuto: i codici EER 02 si riferiscono ai rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, preparazione e lavorazione di alimenti.
Verosimilmente tutti i rifiuti da produzione alimentare rientrano in questa attività, ma non bisogna dimenticare che l’industria di settore è pur sempre un’attività produttiva. Dunque gli scarti e i rifiuti di imballaggio (EER 15), così come i residui ottenuti per la manutenzione dei macchinari e delle linee di produzione (per esempio EER 13 e EER 14), possono essere parte dei rifiuti prodotti.
La classificazione dei rifiuti compete al produttore, questo in qualunque ambito o settore. Come per tutti i rifiuti speciali, anche quelli alimentari hanno la necessità di essere classificati correttamente per assicurare a ciascuno un percorso di recupero o smaltimento idoneo.
Con l’attribuzione di un codice EER, infatti, si determina l’iter successivo: in questo contesto, la precisione è garanzia di conformità normativa. Identificare un rifiuto correttamente, però, non consente unicamente di prevenire eventuali sanzioni, ma è il primo passo per individuare opportunità di recupero e valorizzazione.
Da questa prospettiva, infatti, un errore nel codice EER espone a sanzioni di varia natura e contemporaneamente può precludere opzioni di gestione che hanno un impatto diretto sui costi e sui benefici ambientali ed economici per l’azienda produttrice.
Smaltimento rifiuti alimentari e normativa: quali sono gli obblighi per le aziende del settore
Il quadro normativo che regolamenta la gestione e il conferimento dei rifiuti alimentari mira a garantire la sicurezza delle persone e dell’ambiente puntando a ridurre l’impatto della filiera e assicurando piena tracciabilità in ogni fase.
Come abbiamo indicato, classificare un rifiuto o identificare un sottoprodotto, quando possibile, rappresenta il primo passo per le aziende che operano nel settore alimentare.
La gestione del deposito temporaneo è un’operazione che può compromettere la salubrità di interi impianti. Diversamente da altre tipologie di scarti, infatti, i rifiuti alimentari possono condizionare le linee di produzione: per questa ragione la gestione dei rifiuti rientra tra i punti principali dell’HACCP.
Sotto il profilo documentale, inoltre, le normative richiedono la compilazione regolare e precisa dei registri di carico e scarico per quanto riguarda la produzione dei rifiuti e il loro avviamento ai trattamenti successivi. Il trasporto deve essere accompagnato dal FIR/XFIR in tutte le copie richieste e al termine dell’anno solare va consegnata alle autorità la dichiarazione MUD.
Il R.E.N.T.Ri. sta progressivamente digitalizzando tutta la documentazione richiesta per rendere la tracciabilità effettivamente trasparente e migliorare il monitoraggio da parte delle autorità.
Efficienza e conformità con software e strumenti digitali dedicati
Una strategia utile per migliorare la gestione documentale è quella di fare affidamento ad un software di gestione rifiuti industriali.
In Omnisyst abbiamo sviluppato all’interno di una piattaforma proprietaria un sistema digitale per snellire i processi e agevolare la compilazione dei moduli nel rispetto delle scadenze e delle tempistiche richieste.
Per le aziende del settore, l’obiettivo è la semplificazione della procedura smaltimento rifiuti alimentari con un accesso immediato alle informazioni.
Esaminando invece i sottoprodotti e le necessità di conformità che li riguardano, possiamo affiancare i produttori con un servizio che assicura la loro piena tracciabilità blockchain: il Digital By-Product Passport.
I vantaggi dell’outsourcing nella gestione dei residui
Per ottimizzare la gestione dei rifiuti alimentari la diagnosi della situazione attuale dell’azienda sotto il profilo degli scarti è essenziale per valutare le opportunità di miglioramento e individuare i residui che possono trovare maggior valorizzazione.
In Omnisyst questo strumento di analisi è il Waste Check Up ed è la base per trasformare un adempimento normativo in una risorsa per ottenere vantaggio economico e competitivo.
La rivalutazione degli scarti del settore alimentare è una strategia vincente per ridurre i costi di gestione relativi ai residui stessi e migliorare l’impatto sull’ambiente. Per esempio le spese di esercizio relative ai sottoprodotti sono meno onerose se paragonate a quelle dei rifiuti. Oltre a questo una governance dei residui oculata arriva non solo a risparmiare ma addirittura a generare valore economico.
Più in generale, affidandosi a un partner come Omnisyst i vantaggi si concretizzano: un intermediario rifiuti specializzato e affidabile rappresenta la soluzione migliore per individuare gli interlocutori più idonei per il trasporto e il trattamento dei residui.
Le aziende alimentari e i flussi di rifiuti
L’esperienza di Omnisyst acquisisce grande importanza in contesti in cui la produzione genera scarti di diversa tipologia.
Come abbiamo visto il settore alimentare può produrre rifiuti con codici CER anche molto diversi tra loro, richiedendo dal lato operativo una complessità maggiore per rendere la filiera più efficiente.
Gestire internamente questi flussi può risultare estremamente oneroso sia per le figure richieste che per gli adeguamenti dal punto di vista documentale e normativo.
Affidarsi a noi di Omnisyst garantisce all’azienda la possibilità di concentrarsi sul proprio core business lasciando a noi la governance degli scarti.
Le aziende con più stabilimenti produttivi
Un altro caso nel quale l’outsourcing può fare una grande differenza nell’industria alimentare è quello di aziende o gruppi con più stabilimenti produttivi distribuiti sul territorio.
In questo scenario, la gestione centralizzata dei residui, siano rifiuti o sottoprodotti, può essere particolarmente articolata.
La nostra rete logistica si snoda su tutto il territorio per garantire anche e soprattutto a questo tipo di aziende, soluzioni per la raccolta, il trasporto e il recupero o smaltimento rifiuti alimentari, conformi, efficienti ed economicamente vantaggiose.
Omnisyst per le aziende con obiettivi ambiziosi
Il nostro impegno nei confronti della sostenibilità ci ha portato a studiare prodotti digitali dedicati che, alla trasparenza, uniscono una reportistica completa per valutare le emissioni di CO2 e raggiungere gli stakeholder con una comunicazione puntuale e precisa.
Quale azienda o grande gruppo potrebbe affrontare senza questi strumenti una complessità normativa in continua evoluzione e processi di innovazione tecnologica sempre più esigenti?
In Omnisyst mettiamo la nostra competenza acquisita grazie all’esperienza al servizio delle aziende perché possano trarre un vantaggio reale da un’organizzazione più consapevole del comparto rifiuti.
Nel settore alimentare lo facciamo tenendo in considerazione tutte le variabili che riguardano gli aspetti normativi e con l’obiettivo di contenere l’impatto ambientale di un comparto che può fare della sostenibilità una leva strategica per crescere.Se anche la tua azienda cerca un partner che possa aiutarla a migliorare la propria governance dei rifiuti alimentari, contattaci.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER OMNISYST!
Vuoi essere sempre un passo avanti?
Entra nel mondo della sostenibilità,
dell’economia circolare, delle normative di settore e delle soluzioni più innovative per i residui di produzione.