Nella gestione dei rifiuti speciali, quelli classificati come pericolosi devono essere trattati secondo normative specifiche durante tutto il percorso. Sin dal deposito temporaneo, è necessario rispettare criteri di sicurezza rigidi, che diventano ancora più stringenti durante il trasporto.
Conoscere le regole che interessano questo tipo di scarti è fondamentale per le aziende: quando vengono trascurate, non solo si mette a rischio la salute delle persone e dell’ambiente, ma si incorre anche in pesanti sanzioni, che possono sfociare in conseguenze penali oltre che amministrative.Cosa significa il trasporto rifiuti pericolosi in ADR e quando è richiesto? Quali sono le esenzioni? Le regole del trasporto ferroviario sono diverse? Quando si applica il codice IMDG e quando l’ADN? Cosa dice precisamente la normativa al riguardo?
In questo articolo, partendo dalla definizione di rifiuto pericoloso, analizziamo più da vicino cosa significa gestirli nella fase del trasporto per avere una risposta chiara a domande come queste.I rifiuti speciali pericolosi
Identificare i residui assegnando a ciascuno il proprio codice CER è l’attività che sta all’origine della filiera di gestione dei rifiuti.
L’importanza di questo step non può essere sottovalutata: un errore nell’assegnazione di un codice innesca un effetto domino di conseguenze, complicando ogni fase successiva.
Con il codice CER infatti si determina la tipologia di rifiuto e si organizzano di conseguenza le attività di deposito temporaneo, trasporto e i trattamenti di recupero o smaltimento.
La classificazione dei rifiuti pericolosi
Partiamo da un asterisco, un dettaglio che nell’assegnazione del codice CER segna una differenza enorme e distingue un rifiuto non pericoloso da uno pericoloso.
La pericolosità di questi residui però viene a sua volta definita con più precisione: ci sono infatti 15 caratteristiche di pericolo, identificate ciascuna da una sequenza HP seguita da un numero progressivo da 1 a 15.
Queste classi spiegano in che modo uno scarto è pericoloso per l’uomo o l’ambiente:
- HP 1: Esplosivo
- HP 2: Comburente
- HP 3: Infiammabile
- HP 4: Irritante – Irritazione cutanea e lesioni oculari
- HP 5: Tossicità specifica per organi bersaglio (STOT)/ Tossicità in caso di aspirazione
- HP 6: Tossicità acuta
- HP 7: Cancerogeno
- HP 8: Corrosivo
- HP 9: Infettivo
- HP 10: Tossico per la riproduzione
- HP 11: Mutageno
- HP 12: Liberazione di gas a tossicità acuta
- HP 13: Sensibilizzante
- HP 14: Ecotossico
- HP 15: Rifiuto che non possiede direttamente una delle caratteristiche di pericolo summenzionate ma può manifestarla successivamente.
Questa classificazione non è di secondaria importanza, nella documentazione (Registri di carico e scarico e Formulario di Identificazione) infatti va specificata la pericolosità proprio per determinare le operazioni successive.
L’importanza di una gestione conforme
Facciamo luce su una questione fondamentale: identificare un rifiuto come pericoloso non implica una gestione del trasporto secondo i regimi che regolamentano le merci pericolose. Anche per questo motivo è importante assegnare ad ogni rifiuto il codice CER e le caratteristiche di pericolo corrette.
Per dirla in altre parole, non tutti i rifiuti pericolosi sono uguali e, di conseguenza, non tutti devono necessariamente rispettare le normative specifiche per il trasporto delle merci pericolose.
Vediamo più da vicino cosa significa, per uno scarto identificato come rifiuto pericoloso, essere soggetto alle regole che lo equiparano alle merci pericolose durante il trasporto.
Quali sono le normative che regolano il trasporto rifiuti pericolosi
Il trasporto dei rifiuti pericolosi è regolato secondo quanto previsto per trasporto di qualunque merce pericolosa. E come abbiamo specificato, non è sufficiente essere classificato come rifiuto pericoloso per richiedere un trasporto assimilabile a quello delle merci pericolose.
In origine si ha un documento noto come “Orange Book” che contiene le raccomandazioni redatte dall’ONU per il trasporto delle merci pericolose. A questo si aggiunge un volume dedicato a un materiale specifico, la Regolamentazione IAEA per il Trasporto in sicurezza del Materiale Radioattivo, il cosiddetto “Libro Bianco”.
A partire da questi sono stati concepiti accordi e regolamenti specifici che cambiano a seconda del mezzo di trasporto individuato, si hanno quindi:
- il regime ADR per il trasporto su strada,
- il regolamento RID per il trasporto ferroviario,
- il codice ADN per le vie navigabili interne,
- il codice IMDG per le vie marittime,
- le istruzioni ICAO per il trasporto aereo.
Il regime ADR
Con l’acronimo ADR ci si riferisce all’Agreement for transport of Dangerous goods by Road, un accordo sottoscritto da diversi paesi che regola appunto il trasporto su strada pubblica delle merci pericolose.
L’ADR è un accordo condiviso e sottoscritto ad oggi da 54 paesi in totale, ogni due anni la norma viene aggiornata e per convenzione le modifiche entrano in vigore negli anni dispari, la prossima sarà appunto nel 2025.
Questo accordo è internazionale con l’obiettivo di favorire gli scambi tra i paesi consentendo una gestione sicura e limitando eventuali impedimenti alle dogane dovuti da regole diverse in ogni paese.
Le disposizioni ADR richiedono a ciascun attore coinvolto nella spedizione di adempiere alle misure di sicurezza previste. Tra gli adempimenti previsti, oltre alla classificazione delle merci trasportate, è necessaria una flotta di mezzi conformi, equipaggiamento e patentini per il personale.
In concreto l’ADR regolamenta le modalità in cui le merci, rifiuti compresi, devono essere imballate, le condizioni secondo cui vanno trasportate alla rinfusa o in cisterna e la segnalazione di colli e unità di trasporto.
Il regolamento RID
Il Règlement concernant le transport International ferroviaire des marchandises Dangereuses o RID è la normativa dedicata al trasporto su rotaia. Condivide con l’accordo ADR le specifiche per quanto riguarda la classificazione e le disposizioni che riguardano l’imballaggio.
Anche per questo regolamento si tratta di un quadro condiviso a livello internazionale e nonostante possa sembrare relativamente importante per la gestione dei rifiuti, non è affatto secondario. Infatti, se più facilmente per uscire da un sito produttivo il trasporto si effettua su strada, i rifiuti possono viaggiare successivamente su diversi mezzi, non ultimo quello ferroviario.
La navigazione in ADN
L’Accord Européen Relatif au Transport International des Marchandises Dangereuses par Voies de Navigation Intérieures, più noto con l’acronimo di ADN, è un altro accordo condiviso e in questo caso regola in trasporto per le vie navigabili interne.
Nel caso dei rifiuti è chiaramente importante, per esempio, per le situazioni in cui è richiesta e imprescindibile una movimentazione dei rifiuti fluviale.
Il codice IMDG
L’International Maritime Organization si è fatta carico della redazione di un codice relativo al trasporto marittimo, l’International Maritime Dangerous Goods Code o IMDG.
Sempre aggiornato con frequenza biennale, questo documento riporta la classificazione delle merci pericolose, le specifiche per gli imballaggi e le condizioni per il trasporto quando questo avviene via mare.
Nella gestione dei rifiuti è il protocollo di riferimento per il trasporto dalle isole, per esempio, nel caso in cui gli impianti di destinazione siano sul continente.
Le Istruzioni Tecniche fornite dall’ICAO
Per il trasporto aereo in sicurezza, invece, le prescrizioni e istruzioni tecniche fornite dall’International Civil Aviation Organization o ICAO sono recepite all’interno del manuale DGR (Dangerous Goods Regulations) pubblicato dalla IATA (International Air Transport Association).
L’ADR vista da vicino
Dopo aver approfondito i diversi accordi relativi alle vie di trasporto, prendiamo in esame la modalità più comune e frequente nel caso della gestione dei rifiuti: il regime ADR che definisce il trasporto delle merci pericolose su gomma in strade pubbliche.
La prima firma dell’ADR risale al 1957 a Ginevra e in Italia l’accordo viene ratificato con la legge n. 1839/1962. A partire dal 1994, l’ADR diventa in Italia lo strumento che regola non solo le spedizioni internazionali, ma che può essere recepito e usato anche a livello nazionale. Diventa obbligatorio a livello nazionale nel settembre 1996, rafforzando così il quadro normativo per il trasporto su strada delle merci pericolose.
Dal momento dell’introduzione in avanti, il quadro normativo ha subito modifiche ed evoluzioni: tutti gli accordi infatti, ADR compreso, vengono rivisti ogni due anni per introdurre aggiornamenti e adeguarli agli sviluppi tecnici. A questi fanno seguito provvedimenti del nostro Ministero dei Trasporti che recepisce le modifiche e le riporta anche per la normativa nazionale.
Vediamo brevemente i momenti più importanti che riguardano l’evoluzione dell’ADR.
Il quadro normativo di riferimento
Con la direttiva 2008/68/CE l’Unione Europea ha uniformato le norme che riguardano il trasporto su strada, ferroviario e per vie navigabili interne in riferimento agli accordi ADR, RID e ADN.
In Italia, con il decreto legislativo 35/2010 viene recepita la direttiva europea appena citata. Ciò ha significato un adeguamento al contesto dei paesi che hanno sottoscritto l’accordo ADR e l’attuazione delle misure previste.
La Commissione Europea ha poi provveduto, con la direttiva 2022/2407/UE ad armonizzare alcuni dei criteri che riguardano i regimi ADR, RID e ADN per facilitare i trasporti promiscui e migliorarne la gestione.
Anche in questo caso, a un intervento europeo, segue una disposizione nazionale: il decreto 23 gennaio 2023 recepisce quanto indicato a livello comunitario e lo riporta nel contesto normativo italiano.
Chi è il consulente ADR?
Il consulente per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose su strada, ferrovia e vie navigabili interne, comunemente identificato come consulente ADR, è una figura professionale richiesta alle aziende che si occupano di spedizione, trasporto, carico o scarico merci pericolose.
Nella sezione 1.8.3 dell’ADR,RID,ADN si specifica proprio l’obbligatorietà per le imprese a fare riferimento a uno o più consulenti con queste competenze precise.
Sempre i regolamenti prevedono che a livello nazionale siano possibili deroghe all’obbligatorietà di un consulente all’interno delle aziende che trattano la spedizione in tutte le sue operazioni (imballaggio, carico, riempimento e scarico) o il trasporto di merci pericolose e quindi anche di rifiuti pericolosi.
Sono indicate queste imprese come quelle che gestiscono quantitativi limitati di merci o rifiuti pericolosi o quelle che eseguono occasionalmente trasporti su territorio nazionale di materiali pericolosi che rappresentano un grado di pericolosità o un rischio di inquinamento minimi.
Il decreto 7 agosto 2023 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 settembre 2023 riporta proprio le condizioni secondo cui un’azienda può essere esonerata dall’obbligo di nomina del solo consulente ADR.
È utile precisare che non è prevista nessuna esenzione per quanto riguarda il trasporto ferroviario (RID) o per vie navigabili interne (ADN).
Una normativa che “evolve”
Con l’ADR, ma anche con i diversi accordi che riguardano il trasporto per altre vie, siamo di fronte ad un quadro in continua evoluzione.
Cosa significa? Che gli adeguamenti e le introduzioni di materiali pericolosi seguono anche il progresso tecnico, basti pensare alle batterie al litio, che fino a poco tempo fa non esistevano neppure.
Per assicurarsi una gestione conforme del comparto degli scarti, in particolare dei rifiuti pericolosi in regime ADR e non solo, è fondamentale controllare periodicamente gli aggiornamenti degli accordi e le indicazioni normative di riferimento.
Il lavoro di Omnisyst accanto alle aziende è anche questo. Ci impegniamo per trovare le soluzioni migliori nella gestione degli scarti tenendo presente tutte le variabili coinvolte, considerando prima di tutto gli adempimenti in termini di direttive, norme e regolamentazioni.
La struttura dell’ADR e le classi di pericolo
Il volume dell’ADR è particolarmente corposo ed è strutturato in nove parti, ognuna dedicata a un aspetto che descrive agli operatori come gestire conformemente una spedizione di merci pericolose e quindi anche di rifiuti pericolosi.
La parte più importante è la seconda, in cui è contenuta la classificazione. In questa parte si spiegano nel dettaglio quali sono le merci che si considerano pericolose ai fini del trasporto e come determinarlo.
È proprio questa sezione che permette di capire se un rifiuto pericoloso è da trattare in regime ADR o meno. Nella parte successiva c’è invece l’elenco che raccoglie tutte le merci pericolose.
Nel volume che descrive in ogni aspetto i termini della materia sono presenti anche le classi di pericolo, non perfettamente sovrapponibili alle 15 caratteristiche di pericolo che descrivono i rifiuti pericolosi.
In ADR le classi di pericolo sono in totale nove, tre delle quali divise a loro volta in sottoclassi:
- Classe 1: Materie e oggetti esplosivi
- Classe 2: Gas
- Classe 3: Liquidi infiammabili
- Classe 4.1: Solidi infiammabili, materie autoreattive, materie che polimerizzano e esplosivi solidi desensibilizzati
- Classe 4.2: Materie soggette ad accensione spontanea
- Classe 4.3: Materie che, a contatto con l’acqua, sviluppano gas infiammabili
- Classe 5.1: Materie comburenti
- Classe 5.2: Perossidi organici
- Classe 6.1: Materie tossiche
- Classe 6.2: Materie infettanti
- Classe 7: Materiali radioattivi
- Classe 8: Materie corrosive
- Classe 9: Materie ed oggetti pericolosi diversi
Non c’è infatti una corrispondenza tra tutte le caratteristiche di pericolo HP e le classi ADR, in particolare non sono soggetti ad ADR i rifiuti pericolosi con le seguenti indicazioni:
- HP 4: Irritante – Irritazione cutanea e lesioni oculari
- HP 5: Tossicità specifica per organi bersaglio (STOT)
- HP 7: Cancerogeno
- HP 10: Tossico per la riproduzione
- HP 11: Mutageno
- HP 13: Sensibilizzante
Come deve agire un produttore di rifiuti speciali pericolosi soggetti a trasporto in regime ADR?
Per quanto riguarda il trasporto rifiuti pericolosi in ADR, per il produttore è fondamentale partire dalla formazione del personale. Tutti gli operatori coinvolti nella gestione della spedizione devono essere formati e aggiornati.
Dalle figure responsabili dell’acquisto degli imballaggi a quelle che si dedicano all’etichettatura e al carico sui mezzi di trasporto fino a chi compila e controlla formulari e registri e agli operatori che si interfacciano con chi gestisce il trasporto.
L’ADR prevede infatti che tutto il personale riceva istruzioni operative dettagliate in modo da completare ogni operazione secondo le disposizioni.
La classificazione delle materie pericolose, in questo caso dei rifiuti pericolosi, lo ricordiamo prevede che all’identificazione dei rifiuti con il codice CER si accompagni quella delle merci pericolose con l’indicazione della classe di pericolo, il numero ONU relativo al trasporto e quelle del gruppo di imballaggio.
Il produttore di rifiuti si deve quindi accertare che le merci che viaggiano lo facciano secondo quanto previsto in termini di imballi, assicurarsi che la documentazione sia compilata in tutte le sue parti e comprovare il carico e l’idoneità degli equipaggi, degli equipaggiamenti e dei mezzi di trasporto coinvolti.
Per questa ragione la figura del consulente ADR diventa di primaria importanza, alla luce di uno scenario in cui i riferimenti sono in costante aggiornamento e i rischi ambientali e sanitari si uniscono a quelli amministrativi e penali in caso di mancata conformità.
I vantaggi della digital transformation
Un aspetto positivo è dato dalla gestione digitale della documentazione relativa al comparto degli scarti. In questo modo è possibile un monitoraggio stretto delle operazioni e c’è la garanzia di una compliance totale con quanto previsto dalle normative.
Un software dedicato alla governance degli scarti infatti può essere costantemente aggiornato.
La piattaforma proprietaria che mettiamo a disposizione delle aziende permette di gestire anche i rifiuti pericolosi assicurando massima tracciabilità e affidabilità in un’ottica che nel sul complesso favorisce il recupero degli scarti e l’economia circolare.
Se per la tua azienda cerchi un partner affidabile capace di garantire una gestione di tutti i rifiuti, in particolare quelli pericolosi in regime ADR, idonea e conforme, contattaci.
Insieme possiamo raggiungere obiettivi di sostenibilità tutelando la salute delle persone e quella dell’ambiente con soluzioni studiate proprio sulla base delle esigenze specifiche della tua azienda.
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