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27 - 11 - 2025

TARI e imprese: cosa c’è da sapere e come ottenere riduzioni sui costi per le tasse smaltimento rifiuti

tasse smaltimento rifiuti

La TARI è la tassa che tutti, quindi anche i produttori di rifiuti, sono tenuti a corrispondere agli Enti Locali. Questo contributo, tra le altre voci come la manutenzione delle strade o quella dell’impianto fognario, finanzia i costi delle attività integrate della filiera di gestione: raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani.
In ambito domestico è necessario fare riferimento unicamente al servizio pubblico, per le imprese, invece, la situazione è differente. Le aziende infatti, possono scegliere di affidarsi ad un gestione ambientale presente sul mercato e quindi evitare, in parte o del tutto, il pagamento della quota variabile associata a questo tributo.

Per chiarire la situazione, va specificato che dalle attività produttrici si hanno scarti che possono essere rifiuti speciali o rifiuti urbani. In questo secondo caso, come vedremo più nel dettaglio, si fa riferimento ai rifiuti urbani delle utenze non domestiche, un tempo definiti rifiuti assimilabili agli urbani.
È importante per le aziende definire in modo preciso la tipologia di rifiuti prodotti per organizzarne una gestione conforme alle norme e alle necessità specifiche di ciascuno. 

In questo articolo esaminiamo nel dettaglio il quadro normativo di riferimento per fare chiarezza sulle opportunità di risparmio sui costi che si offrono alle imprese.

Quali sono le tasse smaltimento rifiuti

Quando si parla di tributi per la gestione dei rifiuti, i sistemi di contribuzione sono diversi e si possono riassumere in tre tipologie a seconda del comune di riferimento:

  • la TARI è la tassa sui rifiuti legata al possesso di un immobile per la quale si presuppone vengano prodotti un certo quantitativo di rifiuti urbani;
  • la TARIP viene calcolata unendo alle informazioni legate all’immobile l’effettiva produzione di rifiuti indifferenziati;
  • la TARIC / TCP viene misurata sulla quota variabile dei conferimenti o svuotamenti effettuati dall’utente durante il periodo di fatturazione.

Questo primo chiarimento ci aiuta a capire che non è la singola impresa a poter scegliere il contesto tributario applicabile, al contrario è la competenza territoriale a imporne uno.
Ognuno di questi tre ordinamenti è basato sul fatto che il produttore di rifiuti urbani non domestici si appoggia al servizio pubblico per la loro gestione integrata.

Il contesto normativo di riferimento

Per approfondire la situazione legislativa è opportuno ricordare che la TARI è una tassa relativamente giovane, è infatti stata introdotta con la legge 147/2013 per uniformarsi al principio europeo che intende responsabilizzare i produttori di rifiuti.

Come tassa sui rifiuti presunta, cioè calcolata sulla base delle informazioni mappali di un immobile, la TARI prevede una quota fissa e una variabile, due voci distinte che anche le imprese hanno imparato a riconoscere in bolletta.

Basandosi su un concetto di presunzione, il calcolo della TARI può risultare molto lontano dalla realtà: infatti non tutte le aziende con locali di ampie metrature producono molti rifiuti urbani.

In quali casi quindi è possibile per i produttori ottenere riduzioni o addirittura l’esonero parziale dal pagamento di questo tributo?
A questo punto è utile tracciare nuovamente il percorso normativo dei rifiuti assimilabili agli urbani, concetto chiave per definire il quadro della situazione.

Il Decreto Legislativo 116/2020

Con il Decreto Legislativo 116 del 2020, entrato in vigore a partire dal 1° gennaio 2021, al Testo Unico Ambientale (D. lgs. 152/2006) si aggiungono, tra gli altri, gli allegati L-quater e L-quinquies alla Parte IV.

Tra le novità introdotte, questo provvedimento elimina il concetto di rifiuto assimilabile. In termini di nomenclatura, è proprio questa normativa che riduce a due le categorie di rifiuti: rifiuti urbani (domestici e non domestici) e rifiuti speciali.

Prima esistevano invece tre tipologie: i rifiuti urbani (domestici) i rifiuti speciali (provenienti dalle attività produttive) e i rifiuti assimilati (speciali che di fatto diventavano urbani).
In questo contesto erano i singoli comuni a distinguere tra rifiuti speciali e urbani, creando situazioni di squilibrio per esempio per le aziende multisede.

Nei due allegati citati, il decreto interviene per uniformare le cose esplicitando:

  • i codici CER potenzialmente riscontrabili in un contesto non domestico e identificato come urbano (L-quater);
  • le attività  non domestiche che possono produrre rifiuti urbani (L-quinquies).

Le attività che non sono presenti nell’elenco dell’allegato sono due: industriali e agricole. Concentrandosi sulle prime, dal momento che quelle agricole sono soggette ad altri provvedimenti specifici, è significativo precisare il fatto che non tutte le attività industriali producono esclusivamente rifiuti speciali.

Ciò significa che le aree non collegate alla produzione di uno stabilimento industriale, per esempio gli uffici, ma anche i magazzini, gli spogliatoi, le mense, i bagni o i locali (anche esterni) non funzionali alla filiera produttiva, producono rifiuti urbani, quindi soggetti all’applicazione della TARI.

Di cosa si compone la TARI

Come anticipato, la TARI è formata da due quote, calcolate in base a una tariffa che prevede un costo al metro quadrato: la quota fissa e quella variabile.

Si tratta di due valori che corrispondono ciascuno a parti diverse del servizio offerto dal gestore pubblico: la parte fissa si riferisce, tra le altre cose, agli investimenti per le opere e i relativi ammortamenti, quella variabile finanzia i costi legati alla gestione della filiera (trasporto, raccolta, recupero o smaltimento) in base alla tipologia e alla quantità dei rifiuti attribuiti per presunzione all’attività.

In entrambi i casi, dal momento che tutte e due le parti si calcolano sulla metratura, è importante assicurarsi di disporre di una mappatura degli stabilimenti che presenti i locali secondo la loro funzione

Le opportunità per le imprese

Le imprese e le attività che intendono ridurre i costi su questa tassa, hanno la possibilità di godere di una piena esenzione della quota variabile dalla TARI oppure di una riduzione parziale.

Per le aziende che producono anche rifiuti urbani come è possibile individuare e valorizzare opportunità di saving garantendo la conformità alla normativa in vigore?
Vediamo le due possibilità di esenzione o riduzione TARI.

Esenzione o riduzione TARI: rinuncia per tutti i rifiuti prodotti al gestore del servizio pubblico

Un primo scenario è dato dall’impresa che sceglie di rinunciare al gestore pubblico, opportunità introdotta dal decreto 116/2020.

Nella situazione in cui l’impresa sceglie di affidarsi a un gestore ambientale sul mercato: comunicando questa opzione al comune di pertinenza, si ottiene l’esenzione completa dalla quota variabile, rimanendo solo l’obbligo del pagamento della quota fissa.
Chi fa questo tipo di scelta ha l’ulteriore vantaggio di vedere in fatturazione l’esenzione preventiva, con la conseguente possibilità di una diversa amministrazione finanziaria.

Nel caso della riduzione, la si ottiene della quota variabile quando non si conferiscono tutti i rifiuti prodotti attraverso un gestore privato. La riduzione in questo caso sarà proporzionale alla quota di rifiuti affidati a terzi. 

Rischi di una gestione non corretta

L’istanza TARI è il documento che va compilato periodicamente per ottenere le riduzioni o l’esenzione parziale dal tributo.
A prescindere dal tipo di riduzione che si va a richiedere, l’istanza va presentata ogni anno assieme alla modulistica e alla documentazione specifica richiesta a livello territoriale.

Questa relazione va consegnata con la stessa frequenza anche da parte di chi sceglie di non avvalersi del servizio pubblico, di fatto diventa quindi la rendicontazione di un beneficio già ottenuto in precedenza.

I rischi legati a una gestione non conforme possono nascere da situazioni in cui non è presente la corretta documentazione o da casi nei quali nel tempo non si sono aggiornate le dichiarazioni e la modulistica di riferimento.

Per le imprese, infatti, la sfida non è solo quella di portare o riportare la gestione del rifiuto in conformità alle normative in vigore, ma anche quella di rendere la situazione tributaria della TARI adeguata al contesto legislativo di riferimento.

Affidandosi ad un intermediario, oltre a venire meno il conflitto di interessi che potrebbe crearsi, si ha la certezza di valorizzare anche le opportunità legate ai costi di gestione.
La nostra competenza come Omnisyst assicura alle aziende la piena conformità delle attività della filiera monitorando costantemente la situazione normativa per individuare e ottimizzare i percorsi di saving.Per analizzare la situazione puntuale della tua azienda e conoscere le occasioni di intervento, anche dal punto di vista della tassazione, contattaci.
Noi di Omnisyst interpretiamo la gestione dei residui e degli scarti come la possibilità per le imprese di restituire valore ad un comparto che troppo spesso viene interpretato esclusivamente come onere economico o adempimento normativo.