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28 - 06 - 2024

Guida completa alla compensazione della CO2: come e perché farla

Co2

In uno scenario in cui si parla sempre più spesso di consapevolezza e impegno nell’affrontare il cambiamento climatico, ridurre il proprio impatto ambientale per le aziende è un obbligo, non solo etico ma strategico.
In questo contesto, la compensazione delle emissioni di CO2 diventa un tassello cruciale.

Quando parliamo di compensare le emissioni di CO2 intendiamo tutte le iniziative che bilanciano la quantità di anidride carbonica o di altri gas a effetto serra prodotti da una qualunque attività.

La compensazione della CO2, lo vedremo, comprende progetti di forestazione per l’assorbimento delle emissioni ma anche iniziative di efficienza energetica o l’impiego di fonti rinnovabili, che ne evitano la produzione.
L’opportunità per le aziende è quella di rendersi responsabili della propria carbon footprint e poter dimostrare così un percorso di crescita accorto e sostenibile in linea con gli obiettivi promossi e condivisi a livello internazionale.Ma come può un’azienda assicurarsi di essere conforme alle normative vigenti? Quali sono i parametri internazionali? E come si definisce precisamente la compensazione della CO2?
Vediamolo in modo approfondito.

Cos’è esattamente la compensazione della CO2?

Compensare le emissioni di CO2 vuol dire in buona sostanza supportare economicamente progetti riconosciuti e certificati che come detto evitano o assorbono la CO2.
Questa pratica è nota come carbon offsetting e fa riferimento ad interventi e azioni di compensazione volontaria da parte delle aziende.

L’idea di raggiungere obiettivi di decarbonizzazione si muove contemporaneamente in due direzioni: da un lato sostenere le iniziative che possono appunto bilanciare le emissioni di CO2, dall’altro scegliere prima di tutto pratiche che le riducano all’origine, preferendo  fonti di energia rinnovabili e promuovendo iniziative di economia circolare.

Di queste strategie di economia circolare abbiamo parlato in un articolo dedicato.
Parlando invece di compensazione, il sostegno ai progetti avviene con un meccanismo basato sull’acquisto di crediti di carbonio, di fatto una sorta di valuta che definisce una certa quantità di CO2 assorbita o evitata.
Il concetto è molto semplice: a fronte della produzione di gas serra è opportuno sostenere economicamente le iniziative che possono “pareggiare il bilancio” assorbendo quella quantità o finanziando progetti di energia rinnovabile.

Cosa sono i crediti di carbonio e come funzionano

I crediti di carbonio, che permettono alle aziende di impegnarsi concretamente nella lotta al cambiamento climatico, sono stati introdotti ancor prima dell’accordo di Parigi con il trattato noto come protocollo di Kyoto del 2005.

Questa valuta, come l’abbiamo definita, fa corrispondere ad 1 tonnellata di CO2 che viene assorbita o non emessa, 1 credito di carbonio. Li definiamo crediti ma si tratta di certificati acquistabili che attestano appunto l’anidride carbonica o altri gas serra non emessi o assorbiti.
Trattandosi di un vero e proprio mercato, il prezzo di un singolo credito oscilla nel tempo e varia in base a fattori come la localizzazione e il tipo di intervento, per esempio.

Le aziende e le organizzazioni che non hanno la possibilità di ridurre le emissioni di CO2, possono equilibrare il proprio impatto finanziando progetti tramite l’acquisizione di crediti di carbonio.
È un incentivo economico che aiuta a contenere l’impronta di carbonio di un’attività sostenendone altre con un impatto ambientale più contenuto.

Nel mercato è possibile acquisire questi certificati presso enti come Verified Carbon Standards – Verra, Gold Standard, American Carbon Registry e Climate Action Reserve.
Gli interventi finanziabili sono internazionali e spesso vengono attivati in Paesi con economie in crescita che all’obiettivo climatico aggiungono quello di riduzione del divario socio-economico.

Quali sono i progetti di compensazione della CO2 e che impatto hanno

I progetti finanziabili attraverso il sistema dei crediti di carbonio sono generalmente di tre diverse tipologie: iniziative di forestazione, di efficientamento energetico o di produzione di energia pulita.
A seconda del progetto, varia la durata: si parla di un minimo di 5 o 7 anni fino ad arrivare a 30 e più anni per le iniziative che favoriscono l’assorbimento naturale.

Con interventi di forestazione, un’organizzazione si impegna a sostenere la compensazione della CO2 agendo in modo, per così dire, biologico: infatti il sostentamento delle foreste si basa anche sull’assorbimento dell’anidride carbonica.

I progetti di efficientamento energetico e quelli di produzione di energia pulita, invece, mirano al contenimento o alla riduzione delle emissioni. Chi non può servirsi di fonti di energia rinnovabili contribuisce alla crescita delle attività che la producono.

Il problema della trasparenza dei crediti di carbonio

Il mercato dei titoli di carbonio, tuttavia, recentemente non si è dimostrato del tutto limpido. Lo ha rivelato un’inchiesta congiunta firmata dalle testate The Guardian, Die Zeit e SourceMaterial, organizzazione no profit di giornalismo collaborativo che si interessa principalmente di indagini legate a cambiamento climatico, corruzione e democrazia.

All’inizio del 2023 è stato svelato infatti che oltre il 90% dei crediti ottenuti da Verra – uno degli enti certificati che ne offre l’acquisizione -, nello specifico quelli legati al finanziamento di iniziative contro la deforestazione, non rappresentava una reale riduzione delle emissioni.

Lo scandalo non riguarda l’attività nel suo complesso, che rimane incentrata sull’investimento a preservare le foreste, ma i dati dell’impatto di queste iniziative e il contesto nel quale sono implementate.

Ciò che è emerso ha mostrato un errore iniziale nella sovrastima della superficie boschiva a rischio e ulteriori criticità in programmi che a fronte della tutela ambientale agivano in violazione dei diritti umani.

La mancata trasparenza e l’inefficacia di questi progetti hanno minato le basi dell’acquisizione dei crediti di carbonio, mettendo in crisi il mercato stesso.
Questa situazione ha spinto le organizzazioni ad agire in modo diverso, concentrandosi sull’efficientamento della propria filiera produttiva per ridurre così l’impatto ambientale.

Nonostante le criticità emerse in alcune iniziative, non è certo in discussione l’interno approccio che incoraggia l’investimento da chi non può assicurare un impatto zero verso iniziative che riducono le emissioni.

La normativa e l’Agenda 2030

Le pratiche di compensazione della CO2 promuovono un modello di sviluppo industriale e produttivo in cui si riconosce il valore delle risorse e si incoraggiano scelte che hanno un impatto positivo sugli ecosistemi, sociali oltre che naturali.

Scegliere di contenere le emissioni o comunque di esserne responsabili significa per le aziende dimostrare di essere allineate con gli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi e condivisi a livello internazionale.
Il programma proposto e adottato all’unanimità dai paesi membri delle Nazioni Unite che prende il nome di Agenda 2030 si muove in questa direzione e interpreta la prosperità in funzione dell’uomo e del pianeta.

L’obiettivo specifico che riguarda la lotta al cambiamento climatico (obiettivo 13 dell’Agenda 2030) fa riferimento ai dati delle emissioni di CO2: l’aumento registrato a partire dal 1990 è di circa il 50% e nello specifico nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010 le emissioni sono cresciute più rapidamente rispetto alle tre decadi precedenti.

Una delle strategie per arginare il cambiamento climatico è quella messa in atto con l’accordo di Parigi del 2015 relativo anche al contenimento del riscaldamento globale. Limitare a 1,5 °C la crescita della temperatura media del pianeta contribuisce a frenare le conseguenze di questa variazione in cui le emissioni dei gas serra giocano un ruolo fondamentale.

Adottare strategie di compensazione della CO2 per le aziende diviene quindi uno strumento concreto per far fronte a una necessità reale.

Per le aziende come è possibile compensare le emissioni di CO2?

Come è possibile allora lavorare davvero sulla compensazione della CO2 per le aziende?
Contribuire alla neutralità globale del carbonio vuol dire allinearsi a quanto previsto e richiesto dall’Agenda 2030 alle organizzazioni. È un processo in cui si valorizzano le attività che crescono promuovendo relazioni positive nei confronti delle persone e del pianeta.

Se CO2 compensata significa arrivare a bilanciare le proprie emissioni finanziando attività di eliminazione o riduzione di CO2, va detto che il primo passo da fare è sicuramente misurare e monitorare la propria impronta di carbonio.

Come detto, l’indagine sulla reale efficacia dei crediti di carbonio per combattere la deforestazione ha avuto come conseguenza una sfiducia nei confronti del sistema. E questo a sua volta ha fatto sì che le aziende si orientassero alla riduzione delle emissioni all’interno della supply chain prima di tutto.

È possibile quindi calcolare le emissioni di CO2 prodotte dalla propria organizzazione?

Come calcolare le emissioni di CO2

La misurazione della propria impronta di carbonio è non solo possibile, ma nel caso di organizzazioni di particolari dimensioni (calcolate sul numero dei dipendenti, nello specifico oltre 500 figure) è obbligatoria.

Il computo delle emissioni di CO2 avviene sulla base di protocolli condivisi, il Greenhouse Gas Protocol, noto con l’acronimo di GHG Protocol, è uno di questi. Operando in collaborazione con governi, organizzazioni di settore, ONG e altri enti, questo protocollo è riconosciuto e condiviso a livello internazionale.

Che la necessità sia quella di soddisfare obblighi di rendicontazione, come la compilazione del rapporto di sostenibilità o in quello extra-finanziario, o di adesione volontaria a iniziative di questo tipo, il GHG Protocol aiuta le aziende prima di tutto a ridurre i rischi e ad evidenziare le opportunità per contenere le emissioni dei gas serra.

La struttura di questo specifico protocollo si articola in tre macrocategorie in cui vengono suddivise le emissioni, definite Scopi.
Il primo comprende tutte le emissioni dirette prodotte dall’azienda, il secondo quelle indirette generate dall’energia acquistata o utilizzata nel processo produttivo e il terzo tutte le altre, quelle che vengono originate lungo la catena di valore dell’azienda.

Anche la produzione di rifiuti genera emissioni di gas serra, nello specifico riportati all’interno della prima e della terza categoria. Il monitoraggio di questo preciso valore può essere restituito da un software di gestione dei rifiuti industriali, una risorsa indispensabile per intervenire sulla sostenibilità dei processi produttivi.

Omnisyst ha sviluppato un proprio software per la governance dei rifiuti industriali che consente alle aziende anche di monitorare le emissioni di CO2 per restituire dati utili alla formulazione di strategie di compensazione.

L’impatto dei rifiuti sulla sostenibilità

La generazione di scarti è inevitabile, perciò una modalità per minimizzare l’impatto di un’organizzazione è quella di inserirsi all’interno di un modello che promuove la circolarità.
In questo modo, inoltre, si favorisce una gestione più oculata ed efficiente delle risorse, contenendo i costi.

Oltre a una scelta allineata a quanto indicato dalle organizzazioni e previsto dalle normative, l’adozione di un approccio di questo tipo è più di un’alternativa etica: riduce anche i costi operativi di gestione dei rifiuti.

Con un partner per la gestione ambientale che condivide questa visione, gli scarti di un’organizzazione possono diventare una risorsa per un’altra all’interno di un percorso condiviso di simbiosi industriale.

In Omnisyst promuoviamo iniziative simbiotiche tra le organizzazioni perché crediamo che in una gestione attenta dei rifiuti risiedano le potenzialità per accrescere la sostenibilità produttiva.

Compensazione CO2 e benefici

Lo ricordiamo, le iniziative di compensazione della CO2 da parte delle aziende sono volontarie, fatto salvo quelle che per dimensione sono tenute a “pareggiare il bilancio”.

Detto questo, i vantaggi di una scelta di questo tipo riguardano anche il rafforzamento della reputazione di un’organizzazione. Nel momento in cui comunichiamo agli stakeholder il nostro impegno ambientale, dimostriamo prima di tutto l’interesse a uniformarsi al panorama mondiale di aziende virtuose, oltre alla capacità di volere una crescita e uno sviluppo sostenibili a tutti gli effetti.

La riduzione del proprio impatto ambientale è diventata quasi un’urgenza per far fronte ai danni sempre più ingenti del cambiamento climatico.
Da una parte si interviene per un contenimento delle emissioni, e dall’altra ci si impegna a compensare: questa duplice proattività restituisce un’immagine di coerenza con i tempi e un’opportunità di innovazione.

Un approccio virtuoso nella gestione del proprio impatto prova infatti una sintonia con le esigenze delle persone prima che delle organizzazioni; dare valore a pratiche che guardano alla decarbonizzazione non vuol dire unicamente avere a cuore il pianeta, ma costruire contesti socio-economici più equi.

Strategie per ridurre e compensare le emissioni

Per riassumere, la compensazione delle emissioni di CO2 per le aziende procede contemporaneamente su due vie parallele: da un lato una gestione più accorta delle proprie risorse, delle fonti di energia e degli scarti, dall’altro l’acquisizione di crediti di carbonio per interventi “passivi”.
Non solo l’una non esclude l’altra, ma la compensazione non può essere lo strumento per consentire di non contenere il proprio impatto.

Gestire in modo più sostenibile le proprie risorse significa fare ricorso a materie prime provenienti da fonti certificate e scegliere quando possibile componenti di recupero ottenute da percorsi circolari.

Una delle prime strategie da implementare per una riduzione attiva delle emissioni riguarda l’approvvigionamento energetico, e in questo sappiamo che le rinnovabili sono da preferire.
Abbiamo ricordato però che anche la gestione degli scarti e il monitoraggio della CO2 prodotta aiuta ad individuare gli interventi per ottimizzare questo specifico comparto. E il risultato è doppio: contiene l’impatto sull’ambiente e riduce i costi.

Ancora, è possibile ricorrere alla compensazione della CO2 con il mercato dei crediti di carbonio. Nonostante le criticità emerse in alcune iniziative, non è certo in discussione l’intero approccio che incoraggia l’investimento da chi non può assicurare un impatto zero verso iniziative che riducono le emissioni.

Insomma, le alternative sono varie e, in un contesto ambientale come quello presente, compensare le emissioni sta diventando una priorità per le organizzazioni che vogliono assicurarsi una crescita sostenibile.

Se è lo sviluppo che cerchi per la tua azienda, contattaci per scoprire quali strategie di riduzione e compensazione di CO2 meglio si adattano alle tue necessità.