Un produttore di rifiuti lo sa bene: i rifiuti pericolosi non si limitano ai residui di produzione, ma comprendono anche gli imballaggi e i contenitori contaminati da sostanze pericolose.
Per questi rifiuti esiste un codice CER specifico che, all’interno del gruppo dedicato ai rifiuti di imballaggio (classe con codice CER 15), descrive quelli che sono stati a contatto o contaminati da sostanze pericolose, il codice CER 150110*.
In questo articolo chiariremo come le aziende devono raccogliere questi contenitori e in che modo gestire il trasporto per avviarli ai trattamenti successivi.
I produttori, infatti, possono scegliere di destinare a recupero anche gli imballaggi contaminati inviandoli a centri di raccolta specializzati, dove vengono bonificati per ricavarne materie prime seconde.
Vediamo come farlo per attuare strategie di economia circolare che rispettino le normative tutelando l’ambiente e la salute delle persone.
La gestione inizia con l’identificazione e l’etichettatura dei rifiuti pericolosi
I codici del Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) o Elenco Europeo dei Rifiuti (EER) classificano tutte le tipologie di rifiuti speciali e non (urbani), quelli cioè che provengono dalle attività produttive.
Identificare un rifiuto significa perciò identificarne tutte le caratteristiche come lo stato fisico, e attribuirgli il codice CER che meglio lo descrive. I rifiuti pericolosi si distinguono dai non pericolosi grazie alla presenza di un asterisco alla fine del codice.
È il produttore di questo tipo di scarti che deve completare l’identificazione, riportando la classe di pericolosità – che non è determinata dal codice CER – e seguire le indicazioni previste per l’etichettatura dei rifiuti pericolosi.
Vediamo, nel caso di un imballaggio contaminato, come gestire queste procedure e come organizzarsi al meglio per evitare sanzioni, proteggendo al contempo la salute delle persone e l’ambiente.
Il codice CER 150110* visto da vicino
La descrizione che riporta il codice CER 150110* è questa: “imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze”.
Un primo elemento da notare riguarda il fatto che non è specificato il materiale di questi imballaggi né la tipologia di sostanze pericolose. Di conseguenza, può riguardare sia contenitori in plastica che recipienti in metallo o casse in legno, e non solo.
Questa descrizione ampia suggerisce che il codice CER 150110* non si riferisce a un settore produttivo in particolare. Aziende di settori diversi, che spaziano dall’industria all’edilizia, così come realtà artigianali e negozi, possono produrre rifiuti classificati con questo codice.
Un’eccezione importante riguarda gli imballaggi in metallo contenenti matrici solide porose pericolose, come l’amianto, che rientrano invece nel codice CER 150111*. Tutti gli altri tipi di imballaggi rientrano nel più frequente codice CER 150110*.
Dal momento che con l’indicazione del codice CER sappiamo solo che un imballaggio ha contenuto sostanze pericolose o ne è stato contaminato, occorrono altre informazioni per stabilire di che tipo di rifiuto si tratta e come va gestito.
Etichettatura e raccolta
L’etichettatura dei rifiuti pericolosi non si limita al codice CER di riferimento, ma deve riportare la caratteristica di pericolo HP, prevedere un’etichetta CLP e la cosiddetta etichetta “R” a fondo giallo. Vediamole nel dettaglio.
Con la sigla HP si fa riferimento a una delle 15 classi di pericolosità previste dal regolamento UE 1357/2014 (che ha sostituito l’allegato terzo della direttiva 2008/98/CE). Secondo la normativa, le caratteristiche di pericolo dei rifiuti devono essere esplicitate con la sigla corrispondente: la voce HP seguita da un numero da 1 a 15.
Il regolamento “Classification, Labelling and Packaging” più conosciuto con l’acronimo CLP si riferisce alle sostanze chimiche e alle miscele. Anche questo documento raccoglie in classi il pericolo chimico e viene espresso con la lettera H seguita dalla frase o indicazione di pericolo corrispondente. Nel caso degli imballaggi contaminati, questa etichettatura restituisce le informazioni sulla sostanza che era contenuta nell’imballaggio che l’ha contaminato in altro modo.
L’etichetta “R” risponde alle specifiche previste dal GHS (Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemical) alla base anche del regolamento CLP.
Questa etichetta riporta la lettera R nera su sfondo giallo ed è da utilizzare per l’imballaggio di rifiuti pericolosi e per il trasporto: va infatti posizionata anche sui mezzi che effettuano il trasporto.
Il deposito temporaneo
Gli imballaggi identificati dal CER 150110* sono a tutti gli effetti rifiuti pericolosi e, come tali, devono sottostare alle regole contenute nel decreto legislativo 152/2006.
Secondo quanto previsto, i rifiuti speciali pericolosi possono essere raccolti in deposito temporaneo per un massimo di tre mesi o fino al raggiungimento dei 10 metri cubi, senza però superare un anno di stoccaggio.
Per questi rifiuti pericolosi è necessario utilizzare contenitori e recipienti specifici. Inoltre è fondamentale che siano conservati in modo sicuro, evitando il contatto con l’acqua piovana e l’irraggiamento solare diretto.
Il trasporto
Quando gli imballaggi CER 150110* viaggiano su strada pubblica e quando è previsto, devono aderire alle disposizioni che riguardano etichettatura e marcatura in regime ADR.
Le classi di pericolosità dei rifiuti, quelle identificate dalla sigla HP, non sono sufficienti a determinare il trasporto secondo gli accordi relativi alle merci pericolose. Non tutti i contenitori CER 150110* quindi sono da equiparare alle merci pericolose ai fini del trasporto.
Anche l’ADR, che regola il trasporto delle merci pericolose unicamente su strada pubblica, dedica una sezione specifica alla classificazione della pericolosità di una merce. Questa risulta determinante per capire se un imballaggio pericoloso dovrà viaggiare in regime ADR o meno.
Tuttavia, non tutte le classi di pericolo HP corrispondono esattamente a quelle previste dall’ADR, il che rende necessario valutare attentamente i requisiti di trasporto caso per caso.
Se un imbal contaminato è soggetto alla normativa relativa alle merci pericolose, durante il viaggio dovrà riportare anche le informazioni richieste: il numero UN che lo identifica e l’etichetta di pericolo specifica per l’ADR.
Se il trasporto non è su strada, gli accordi di riferimento cambiano: ne abbiamo parlato in questo articolo, dove abbiamo trattato l’argomento trasporto dei rifiuti pericolosi nel dettaglio.
Gli imballaggi contaminati: trattamenti dedicati
Come abbiamo visto, fino a questo momento non c’è stata alcuna distinzione nella gestione di imballaggi di diversa tipologia: una volta contaminate da una sostanza pericolosa, affrontano lo stesso percorso.
È nei centri di raccolta che gli imballaggi CER 150110* prendono strade diverse.
I contenitori in plastica, ad esempio, vengono trattati da impianti con una linea dedicata mentre quelli in metallo sono destinati a un’altra linea.
Le sostanze con le quali sono stati a contatto o che hanno contenuto possono essere diverse, infatti dipende proprio dalle loro componenti chimiche la scelta del materiale dell’imballo. Una stessa sostanza, però, può essere imballata in tipologie di contenitori di materiale diverso. Tuttavia, tutti i trattamenti effettuano la bonifica con l’obiettivo di ottenere un imballaggio privo di agenti inquinanti che possa quindi rientrare nel ciclo produttivo. Nel caso del metallo si tratta di un prodotto destinato alle acciaierie, le materie plastiche bonificate invece trovano nuova vita nelle industrie di estrusione e stampaggio.
Esiste anche la possibilità di effettuare operazioni di sterilizzazione, generalmente a vapore, che mantengono il contenitore com’è e permettono quindi che venga riutilizzato con la stessa funzione.
Lo smaltimento, invece, può avvenire per esempio in impianti di termovalorizzazione, che distrugge per combustione i rifiuti generando calore che contribuisce alla produzione di energia elettrica o termica.
Omnisyst e le soluzioni per le aziende che producono rifiuti pericolosi
Gli imballaggi contaminati sono uno scarto che per le aziende può diventare una risorsa con un approccio circolare.
Il nostro lavoro è aiutare le aziende a vedere la sostenibilità come parte integrante della gestione quotidiana dei residui, non solo quelli di produzione.
Quando si parla di rifiuti pericolosi, il percorso di smaltimento non è l’unica opzione. Con i giusti trattamenti di bonifica, quando possibili, anche gli imballaggi contaminati possono tornare ad acquistare valore per rientrare nei cicli produttivi.Noi di Omnisyst facciamo proprio questo: aiutiamo la tua azienda a creare valore a partire dalla gestione di rifiuti come i CER 150110*.
Contattaci per una consulenza personalizzata, insieme possiamo rivoluzionare il modo in cui vengono gestiti gli scarti, privilegiando percorsi di economia circolare.
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