Quante e quali sono le acque industriali?
Siamo di fronte ad una domanda che non può avere risposta univoca, sarebbe come chiedersi quante e quali siano le industrie e le attività che producono rifiuti liquidi e acque reflue.
E per quanto riguarda la normativa, come definisce le acque industriali e come ne regolamenta il trattamento?
Con una materia così vasta ed eterogenea, per le aziende non è facile orientarsi nell’individuare le migliori strategie di gestione.
Ciò su cui non ci sono dubbi è la necessità, come in tutto il comparto di governance dei rifiuti, di muoversi secondo quanto previsto dalla legge per assicurarsi di rispettare le norme e non danneggiare l’ambiente.
Vediamo insieme cosa dicono le disposizioni in merito e quali sono gli strumenti per le aziende che vogliono intervenire in maniera responsabile sulla gestione delle proprie acque reflue industriali.
Le acque reflue e la normativa: acque industriali, domestiche e urbane
Prima di tutto una precisazione: le acque industriali non sono quelle domestiche né quelle urbane.
Sembra banale, ma è bene chiarirlo perché la definizione di acque industriali comprende le acque reflue che provengono da impianti o edifici in cui si svolgono attività produttive o commerciali.
Questa definizione è contenuta all’interno dell’art. 74 del D. Legs. 152/2006 in cui si chiarisce quindi che la differenza tra le acque reflue domestiche e quelle industriali riguarda la provenienza, non tanto un criterio qualitativo.
In precedenza, la Cassazione si era espressa sulla questione (Cass. III Pen. n. 35870 3 settembre 2004) chiarendo che la differenza non interessasse tanto il livello di inquinamento, ma la natura delle attività che hanno prodotto le acque reflue.
Tornando alla giurisprudenza, nello stesso decreto, l’art. 101 puntualizza che ci sono situazioni in cui le acque reflue industriali possono essere assimilate a quelle domestiche per caratteristiche qualitative equivalenti e questo dipende da disposizioni regionali. È perciò facoltà di ogni regione indicare queste caratteristiche in modo da chiarire quali acque siano da ritenere assimilabili a quelle domestiche.
Per avere la certezza di operare nel rispetto della normativa e dal momento che le variabili in causa non sono poche, le aziende che scelgono un partner affidabile e competente possono dirsi sicure di gestire le acque reflue prodotte in conformità della legge.
Lo scarico delle acque reflue
Quando si parla di scarico delle acque reflue si intende la loro immissione nelle acque superficiali, nel suolo, nel sottosuolo o all’interno della rete fognaria (sempre all’art. 74 del D. Lgs 152/2006).
La normativa all’art. 45 dello stesso decreto determina, inoltre, che tutti gli scarichi devono essere effettuati previa autorizzazione da parte dell’autorità competente e in ogni caso devono rispettare i valori limite riportati nell’allegato 5 alla parte terza.
L’impianto legislativo si occupa nel dettaglio della gestione degli scarichi e precisa che quelli nel sottosuolo sono categoricamente vietati nel caso delle acque industriali.
Sulle autorizzazioni allo scarico delle acque reflue si è espresso anche il D.P.R. 59/2013 con l’introduzione del titolo AUA (Autorizzazione Unica Ambientale) che tra le altre cose, regola e disciplina anche questo aspetto.
Il reato di scarico delle acque reflue
Come accennato, nel tempo la giurisprudenza si è orientata verso una definizione sempre meno vaga e il più possibile chiara del concetto di acque industriali per precisare in maniera univoca il contesto anche nel caso di illeciti.
Come ricordato, lo scarico delle acque reflue industriali deve essere autorizzato in qualunque caso, quindi anche quando non sono presenti sostanze inquinanti o nocive per l’ambiente e le persone. Il reato di scarico illecito è disciplinato dall’art. 137 del D. Lsg 152/2006 e riguarda certamente chi effettua scarichi senza autorizzazione ma anche chi continua a farlo una volta che l’autorizzazione è stata sospesa o revocata.
È il caso di ricordare che le sanzioni previste sono di tipo penale e pecuniario.
Quali sono in questo caso i soggetti che, nel caso di un illecito risultano coinvolti? Le figure in questione sono diverse: oltre al titolare dell’insediamento da cui provengono le acque industriali e al legale rappresentante, la norma ritiene che anche chi detiene le competenze e le capacità tecniche per autorizzare lo scarico possa esserne responsabile.
La questione dello scarico delle acque reflue, come tutta l’amministrazione del comparto rifiuti, è un argomento fondamentale nella gestione di un’azienda, ma anche in situazioni di rapporto con terzi, come il caso di concessioni e appalti.
La reputazione e la responsabilità infatti sono intimamente legate quando si parla di governance degli scarti.
La soluzione c’è ed è evidente: occorre la competenza di un partner di esperienza, capace di dare risposte univoche per assicurare una condotta conforme alle leggi ma anche innovativa nel restituire valore a ciò che nasce come scarto.
Le acque industriali non sono tutte uguali
Dal momento che ogni impianto o attività ha caratteristiche proprie, anche le acque di scarico che produce sono in qualche modo uniche.
Per ciò che riguarda gli impianti di trattamento e depurazione, quindi, è necessario individuare soluzioni dedicate, adatte alle necessità e alle esigenze specifiche di un impianto o attività industriale.
Tuttavia, esiste una classificazione che raggruppa le acque reflue per tipologia facendo riferimento al contesto nel quale vengono prodotte.
Le tipologie di acque reflue
La distinzione che riguarda le acque reflue non interessa unicamente quelle industriali, di fatto è una classificazione relativa anche a quelle domestiche e urbane.
Dal momento che questi residui devono essere trattati per evitare la contaminazione dell’ecosistema, si parla di tre tipologie di acque reflue:
- acque bianche: questo gruppo comprende le acque superficiali, per esempio la pioggia, l’acqua utilizzata per il raffreddamento degli impianti industriali o per il lavaggio esterno non trattato;
- acque grigie: la tipologia in questione comprende il prodotto di lavorazioni in cucine e lavanderie, si tratta di acqua che presenta sostanze detergenti, grasse e sbiancanti;
- acque nere: per le industrie, tutte quelle provenienti dagli scarichi, più in generale sono le acque dei sanitari di qualunque tipo.
Il trattamento delle acque reflue: strategie di gestione e riutilizzo
Gli impianti di depurazione sono funzionali al trattamento delle acque reflue e servono per isolare la frazione solida contenuta che si definisce appunto fango di depurazione.
Nell’approfondimento dedicato ai fanghi abbiamo parlato più dettagliatamente dei processi di depurazione che avvengono appunto per decontaminare le acque dagli agenti inquinanti.
In questa sede, invece, esaminiamo le opportunità legate al riutilizzo delle acque reflue in un’ottica che vede nelle risorse idriche un bene prezioso che può essere gestito nel rispetto delle regole.
Il riuso delle acque reflue opportunamente trattate è destinato a situazioni che non richiedono l’impiego di acqua di elevata qualità. È una buona notizia sapere che queste circostanze non sono certo poche e che costituiscono un’opportunità per le aziende dal momento che i costi del riciclo normalmente sono inferiori a quelli per lo smaltimento.
Andiamo con ordine, il recupero delle acque reflue di qualunque tipo, non solo industriale, è regolato dal D. Lgs. 185/2003.
Secondo le norme, il riuso delle acque reflue una volta decontaminate e trattate può riguardare tre settori nello specifico:
- il comparto agricolo per l’irrigazione delle coltivazioni;
- l’ambito civile per la gestione del lavaggio delle strade o l’alimentazione di sistemi di riscaldamento e raffrescamento così come per le reti duali di adduzione;
- il settore industriale in cui il riuso dell’acqua può essere destinato ai sistemi antincendio o al lavaggio dei cicli termici.
La sinergia ottenuta dalla riduzione dell’impatto ambientale e dall’incremento del risparmio economico è un’opportunità di slancio e crescita per le industrie e le aziende che scelgono la sostenibilità nella valorizzazione degli scarti oltre che delle risorse.
Omnisyst accompagna le organizzazioni verso uno sviluppo che tenga conto del contesto ambientale oltre che dell’impegno economico. Individuiamo assieme alle aziende le soluzioni più adatte per una gestione consapevole e virtuosa degli scarti che garantisca il rispetto delle norme in tutte le fasi della filiera.
Se la tua azienda è alla ricerca di un partner per la gestione delle acque reflue che possa intervenire per ridisegnare un percorso di valore responsabile e in conformità della legge, contattaci per richiedere una consulenza personalizzata.
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