Il passaporto digitale dei prodotti raccoglie le informazioni che riguardano un bene: a partire dai dati relativi alla filiera che l’ha prodotto fino alle indicazioni per il recupero o lo smaltimento.
È uno strumento molto potente che permette alle aziende di ottenere un duplice risultato. Da un lato consente di raggiungere direttamente il consumatore con informazioni rilevanti e verificate che migliorano la reputazione aziendale. Dall’altro lato, il passaporto digitale è un elemento fondamentale per le verifiche di conformità da parte dell’autorità competente.
Identificare l’intero ciclo di vita di un prodotto è un passaggio imprescindibile per implementare iniziative di economia circolare. L’uso di dati reali, attendibili e non manipolabili permette di risolvere alla radice i problemi legati al greenwashing, rafforzando la fiducia nel marchio e nei suoi valori.
In questo articolo esploriamo nel dettaglio il funzionamento del passaporto digitale dei prodotti e spieghiamo perché per le aziende può diventare una risorsa utile a favorire trasparenza e tracciabilità. Scopriremo inoltre i benefici concreti che offre in termini di reputazione e conformità normativa.
Le strategie dell’UE per l’Economia Circolare
Il Regolamento ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) è stato adottato dall’Unione Europea come ulteriore iniziativa verso l’obiettivo di impatto zero fissato per il 2050.
La strategia per raggiungere la neutralità climatica si fonda sull’abbandono dell’economia lineare a favore di un modello circolare e virtuoso in cui il ciclo di vita dei prodotti si allunga, riducendo quindi i rifiuti destinati allo smaltimento.
Il passaporto digitale dei prodotti è uno degli strumenti ideati proprio per facilitare il passaggio all’economia circolare.
Il Regolamento ESPR
Il Regolamento UE 2024/1781 entrato in vigore il 18 luglio 2024 ha abrogato la direttiva precedente (2009/125/CE) relativa agli Energy Related Products e ha introdotto i requisiti di progettazione ecocompatibile per prodotti sensibili, cioè l’ESPR: Ecodesign for Sustainable Products Regulation.
Secondo queste disposizioni i prodotti devono essere accompagnati da una serie di informazioni con l’intenzione di rendere la filiera più trasparente e le aziende più consapevoli. Queste informazioni devono essere fruibili per i consumatori finali, perciò il regolamento ne richiede la redazione in una lingua facilmente comprensibile.
Nello specifico, l’articolo 7 del Regolamento è dedicato agli obblighi di informazione che devono includere almeno i requisiti relativi al passaporto digitale di prodotto e quelli relativi alle sostanze che destano preoccupazione.
A seconda dei casi, inoltre, è previsto che alcune tipologie di prodotti siano accompagnate da indicazioni e dati relativi alle prestazioni, con un punteggio assegnato specificamente per riparabilità, durabilità, impronta di carbonio e impronta ambientale.
Sempre dipendendo dal caso, sono previste informazioni riguardanti installazione, uso, manutenzione e riparazione, specifiche sulla raccolta a fini di ricondizionamento o rifabbricazione, sulle modalità di restituzione o sul trattamento del prodotto a fine vita.
Queste indicazioni non riguardano solo il consumatore finale ma sono destinate anche agli impianti di trattamento, indicando le modalità di smontaggio, riutilizzo, ricondizionamento, riciclaggio o smaltimento.
Il Passaporto Digitale dei Prodotti e la sostenibilità
All’articolo 9, il testo del Regolamento fa riferimento al passaporto digitale di prodotto e richiama gli obblighi di informazione citati precedentemente. La normativa richiede che i prodotti siano immessi sul mercato o in servizio solo se provvisti di passaporto digitale.
Uno strumento di questo tipo non deve essere percepito dalle aziende come un’ulteriore pratica burocratica da sbrigare, ma come l’opportunità di comunicare in modo diretto ed esplicito il proprio impegno nei confronti della sostenibilità.
I dati contenuti nel passaporto digitale non si limitano a identificare il prodotto, ma includono informazioni sul produttore e sui processi di produzione. Tra i dettagli più rilevanti per la sostenibilità figurano quelli riguardanti le materie prime, le certificazioni e la documentazione che attesta la conformità rispetto a requisiti e standard di qualità.
L’integrità di queste informazioni è garantita dalla tecnologia blockchain che, sfruttando le caratteristiche di una rete informatica di nodi, consente di gestirle e aggiornarle in maniera sicura e univoca.
Questo significa che i dati contenuti nella blockchain non sono soggetti a manomissione o frode, rendendo il passaporto digitale una risorsa completamente attendibile per ricostruire la filiera di un prodotto.
Il potere di questo tipo di informazioni acquista valore per diverse ragioni, prima di tutto nella comunicazione. Nel rapporto con gli stakeholder infatti, la trasparenza diventa motore per costruire e migliorare la reputazione aziendale e nel caso dei controlli da parte dell’autorità, è sempre assicurata la conformità normativa.
Approfondiamo ora più da vicino questi aspetti.
Le aziende e la comunicazione
Il passaporto digitale dei prodotti è indubbiamente uno strumento di comunicazione perché trasferisce delle informazioni a uno o più destinatari.
L’assoluta attendibilità dei dati che contiene, come abbiamo visto, è garantita dalla blockchain e questa sicurezza fa del passaporto digitale un punto di riferimento anche per gli organi di controllo.
Allo stesso tempo, una base di dati solida e inconfutabile rappresenta un elemento chiave nella lotta al greenwashing, permettendo alle aziende di allinearsi alla direttiva Green Claims approvata dall’Europarlamento, che pone trasparenza e affidabilità al centro delle comunicazioni ambientali.
Accessibilità per gli organi di controllo: quando la digitalizzazione sveltisce le procedure
Partiamo proprio dalla conformità: i dati contenuti nel passaporto digitale diventano il punto di partenza per dimostrare non solo ai consumatori, ma anche all’autorità la legittimità della produzione in tutte le sue fasi.
La digitalizzazione della documentazione, infatti, migliorando l’efficienza operativa delle aziende, rende più facili i controlli da parte degli enti competenti e di conseguenza contribuisce ad assicurare la trasparenza e la tracciabilità dell’intera filiera.
Anche questa è una risorsa preziosa, poiché l’ottimizzazione dell’operatività produce un impatto evidente sulla riduzione dei costi.
Uno strumento che combatte il greenwashing
La direttiva Green Claims del Parlamento Europeo richiede che le dichiarazioni delle aziende sulla sostenibilità siano supportate da dati certi e verificabili.
Nel dettaglio le aziende devono:
- fornire dimostrazioni scientifiche, verificate da terze parti indipendenti, a supporto di ogni affermazione di sostenibilità;
- assicurare che le verifiche avvengano prima della messa in commercio dei prodotti;
- garantire la valutazione di dichiarazioni e prove entro 30 giorni per i Paesi membri;
- rispettare un anno di tempo per l’adeguamento nel caso di piccole e medie imprese, mentre le microimprese sono esentate;
- evitare dichiarazioni basate unicamente sul carbon offset;
- sottostare a sanzioni e multe secondo percentuali variabili in accordo con le entrate in caso di non conformità.
La consonanza tra quanto richiesto dalla direttiva e uno strumento come il passaporto digitale è evidente: portando informazioni sicure e rilevanti sul processo produttivo e quindi anche sulle materie prime seconde o sui sottoprodotti, questo documento digitale diventa la prova di soluzioni sostenibili autentiche.
Le applicazioni industriali del passaporto digitale
L’introduzione del passaporto digitale arriverà a toccare tutti i prodotti disponibili sul mercato e coinvolgere quindi ogni settore industriale: i benefici dell’adozione di questa soluzione non si limitano alla comunicazione con autorità e stakeholder o alla valorizzazione della propria immagine aziendale.
Vediamo come le aziende possono usare il passaporto digitale per monitorare pratiche di economia circolare interne o per creare simbiosi industriale a partire dai sottoprodotti.
Economia circolare: monitoraggio dei trattamenti dei residui
Quando si parla di closed-loop, si intende un paradigma particolare di economia circolare per cui il riciclo resta interno alla filiera originale. In altre parole, i materiali di scarto vengono recuperati e reintrodotti come materie prime seconde nella stessa filiera da cui provengono.
Questo percorso è rilevante per settori come quello dell’abbigliamento e dei tessuti, che possono adottarlo per ridurre l’impatto sulle risorse implementando pratiche più sostenibili.
Il passaporto digitale in questo senso si rivela un elemento utile: non solo monitora, ma verifica il recupero di determinati scarti.
Ogni aspetto della filiera deve essere tracciato e controllato, inclusi gli impianti che gestiscono i residui. Nel caso del closed-loop, questi impianti eseguono i trattamenti necessari per trasformare un residuo in una materia prima seconda.
Per l’azienda che usa percorsi di circolarità interna, questa informazione assume un ruolo centrale per la valorizzazione del prodotto finale.
Trasparenza e tracciabilità per i sottoprodotti
In maniera analoga, il passaporto digitale dei prodotti è una risorsa anche perché può fornire garanzie relativamente a tutti gli scarti e i residui.
Per le aziende, trattare i residui come sottoprodotti comporta prima di tutto una riduzione dei costi: la loro gestione, infatti, impatta meno sulle spese rispetto a quella dei rifiuti.
Con il passaporto digitale si risolve una questione particolarmente gravosa, ovvero quella che riguarda gli illeciti: con le informazioni digitali raccolte nel passaporto è possibile dimostrare che un residuo non ha subito trasformazioni e può essere considerato legittimamente un sottoprodotto ed essere impiegato di conseguenza. Così si può quindi provare che in seguito è stato effettivamente riutilizzato, sempre con l’obiettivo di contrastare possibili irregolarità e promuovere la trasparenza.
I sottoprodotti offrono la possibilità di intersecare percorsi di sostenibilità tra le aziende con quella che si definisce simbiosi industriale. Anche in questo senso il passaporto digitale dei prodotti restituendo trasparenza e tracciabilità in tutta la filiera, si dimostra un alleato potente per le realtà che vogliono individuare e perseguire strategie sostenibili reali.
La sostenibilità in Omnisyst è sempre trasparente
In Omnisyst, le scelte che facciamo assieme alle aziende sono sempre orientate alla sostenibilità e, ora più che mai, prediligono la trasparenza.
Crediamo che la digitalizzazione sia un alleato efficace per una gestione chiara di tutta la filiera di un prodotto. Nel valutare le migliori soluzioni che riguardano il trattamento degli scarti e dei residui, abbiamo colto nell’adozione del passaporto digitale un’opportunità unica per le aziende.
Certificare il proprio impegno in modo trasparente, con dati e informazioni garantiti è una risorsa che cambia la narrazione anche relativamente agli scarti, attori fondamentali per riscrivere la produttività nel segno della circolarità.
Credendo nell’impegno reale, misurabile e preciso che solo dati concreti possono restituire, accompagniamo le aziende nel compiere scelte di valore che si traducano in vantaggi reali.Da questo punto di vista, il passaporto digitale è uno strumento imprescindibile per attuare strategie di circolarità, dimostrare tracciabilità all’autorità e costruire una solida reputazione.
Per investire con successo nella trasparenza e scoprire i vantaggi del passaporto digitale di prodotti per la tua azienda, contattaci: avrai una consulenza personalizzata.
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